La Grotta di San Michele a Faicchio

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Uno dei luoghi più suggestivi del territorio

La maggior parte dei santuari rupestri in Campania è dedicata al culto di San Michele Arcangelo, principe dei cieli e fiero condottiero delle schiere angeliche. Egli è, sicuramente, uno dei santi più venerati di tutta l’Italia Meridionale. Il suo culto si ispira sostanzialmente alla prima leggenda legata all’apparizione di San Michele Arcangelo in Puglia ed ebbe, poi,  una grande espansione grazie ai Longobardi.

Il culto di San Michele Arcangelo, rappresentato quasi sempre con la sua fedele e robusta spada, si manifesta spesso in luoghi affascinanti e misteriosi, come grotte e montagne.
In Campania questo culto è molto radicato: sono più di 80, infatti, le chiese, i santuari e le grotte dedicate al santo. Di queste, quasi una ventina sono di origine naturale, ubicate in zone montuose: dal Matese ai Picentini fino al Cilento.

 

 

In particolare, 8 sono le grotte concentrate tra i monti del Parco regionale del Matese e del Taburno. La più interessante è sicuramente la Grotta di San Michele di Faicchio.

La Grotta di San Michele è una cavità naturale sita sul monte Erbano, a circa 450 metri sul livello del mare, nel comune di Faicchio (Benevento). Fu adibita al culto di San Michele dai Longobardi nell’VIII secolo e fu restaurata nel XII secolo con nuovi affreschi, e inaugurata nel 1172. Nel XV secolo fu unita alla Collegiata di Santa Maria Assunta di Faicchio e un secolo dopo vi si smise di celebrare messa.

La Grotta è ancora oggi meta di pellegrinaggio ed è raggiungibile solo a piedi, tramite due sentieri che partono rispettivamente dal convento di San Pasquale e da località Fontanavecchia.
Quando i visitatori giungono sul posto si ritrovano in un’area attrezzata con panche e barbecue per la sosta durante le escursioni e i pellegrinaggi; a pochi metri si trova poi un rifugio costruito alla fine del XVIII secolo, costituito da due vani sovrapposti.

 

L’accesso alla grotta è tramite una apertura semicircolare dell’altezza di sei metri. Sulla porta di ingresso, nel 2002, è stata aggiunta una edicola in ceramica cerretese raffigurante l’Arcangelo Michele che domina il diavolo, con la sua spada (simbolo che il Santo comanda l’esercito celeste contro gli angeli ribelli del diavolo) e la bilancia (con la quale il Santo pesa le anime).

Varcato l’ingresso si entra in un piccolo vano dal quale parte una scala in pietra che conduce al piano superiore. A sinistra dell’ingresso ci sono altre due stanzette, anticamente usate come romitorio.

Al piano superiore si trovano due ambienti, il più grande dei quali è adibito a chiesa. Esso è largo 10 metri, lungo 6 e alto 5. All’interno, oltre a stalattiti e stalagmiti, si trova l’altare, risalente presumibilmente ai secoli XVII-XVIII, e che possiede i resti di una antica maiolica cerretese raffigurante San Michele. Le colonne, scavate nella roccia, sorreggono un timpano affrescato dove sei putti, tre a destra e tre a sinistra, attorniano l’ostensorio, oggetto liturgico usato per l’esposizione solenne del Corpo di Cristo.

Il secondo ambiente, invece, è decisamente più piccolo, ed è stato quasi del tutto affrescato nel XII secolo, da un unico artista con chiaro influsso bizantino. Sull’arco di fronte l’ingresso vi sono raffigurati il Redentore e alcuni Santi; nella parte destra si trovano una Sacra Conversazione e una raffigurazione di San Michele nella sua posa tradizionale; nella parte sinistra il ciclo pittorico continua con una Annunciazione, mentre sull’arco di ingresso vi sono tre Santi (uno dei quali è identificato come San Marco). Nella volta, infine, vi è un affresco raffigurante Gesù Crocifisso.

Purtroppo, l’eccessiva umidità del luogo ha causato diversi disagi, tra cui il cattivo stato di conservazione degli affreschi. Tuttavia, lo splendido altare e le maioliche raffiguranti San Michele bastano a rendere questa grotta una delle più belle e suggestive del territorio, un luogo da non perdere per escursionisti e visitatori.

 

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