Bellezze nostrane: la costiera amalfitana

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Itinerario tra gli scorci piu’ belli della costiera amalfitana, tra arte, cultura e buon cibo

“Sono dei pazzi, degli ubriachi di sole! Ma sanno vivere avvalendosi di una forza che pochi di noi posseggono: la forza della fantasia!”.

E’ così che Roberto Rossellini, regista e maestro del Neorealismo italiano definiva gli abitanti della Costa d’Amalfi a chi gli chiedeva cosa avesse di così magico la Divina Costiera, tanto da renderla set cinematografico di ben 4 dei suoi capolavori: “Paisà” nel 1946, “Il Miracolo” nel 1948, “La Macchina Ammazzaccattivi” nel 1952 e “Viaggio in Italia” nel 1953.

In Campania sono tantissime le bellezze naturali da vedere, e altrettante sono le bontà gastronomiche la nostra terra ci offre.

Senza dubbio una delle mete più gettonate, da turisti e da locali, è la Costiera Amalfitana, in particolar modo in questo periodo dell’anno, in cui, con i primi caldi e l’allungarsi delle giornate, sono centinaia le persone che affollano questi luoghi.

In questo articolo ci proponiamo di creare un itinerario che accolga le bellezze di questo lembo di terra, Torri costiere, castelli, chiese e prodotti tipici della gastronomia locale accompagnati dai vini autoctoni.

Partiremo da Salerno per giungere fino al confine con la Penisola Sorrentina, descrivendo in tre parti le bellezze che si possono visitare e degustare nella Costa d’Amalfi.

Vietri sul mare

Si tratta di uno dei comuni più belli e suggestivi della Costiera, che ogni anno accoglie migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo. Vietri sul Mare secondo la graduatoria stilata dal portale Trivago, è tra i dieci borghi e paesi più cercati d’Italia.

A soli 10 km dal centro di Salerno, si raggiunge facilmente: treni, bus, mezzi urbani ed extraurbani la collegano con il capoluogo di provincia ma anche con Napoli.

Sicuramente Vietri sarà nota a tutti per le maioliche e le ceramiche fatte a mano come un tempo.

Ma un’altra peculiarità, caratteristica, come vedremo, di tutti i comuni della zona, è la ricca presenza di insediamenti costieri:

Torre Crestarella, Torre della Punta di Fuenti, Torre di Bassano, Torre di Vietri, detta anche della Marina o di Vito Bianchi, sono tutte torri di sbarramento costruite in epoca vicereale per proteggere il territorio dagli insediamenti dei nemici e dei corsari. Si differenzia la Torre di Marina di Albori che invece fu edificata poiché serviva un avviso sulla montagna: infatti è situata su un alto e ripido costone roccioso, in prossimità della Marina di Albori.

Valgono una visita i vitigni che si coltivano sulle pendici del monte Raito.

L’azienda “Le Vigne di Raito” è immersa in una vegetazione tipica della macchia mediterranea, caratterizzata dalla presenza di limoneti, ulivi secolari, boschi di corbezzoli, viburni, querce, mirti, allori, melograni, e la sua superficie coltivata a vite si estende su quasi 2 ettari di proprietà.

Le varietà di uva coltivate sono due, Aglianico e Piedirosso, e i vini prodotti, come l’eccellenza “Ragis Rosso”, godono della certificazione D.O.C. “Costa d’Amalfi”.

 

 

Cetara

Proseguendo lungo il tragitto troviamo il borgo marinaro di Cetara.

Da sempre porto peschereccio, tutta l’economia del borgo ruota attorno alla pesca e all’artigianato: la flotta cetarese è una delle più attive del Mediterraneo, specializzata nella pesca del tonno e delle alici, nella loro trasformazione e conservazione.

Famosissima della zona è la colatura di alici, una prelibatezza prodotta tipicamente a Cetara.

E’ opinione diffusa che l’attuale colatura sia la discendente diretta di un condimento noto fin dall’antichità in tutta l’area mediterranea, il “Garum” per i romani o “Garon” per i greci, descrittaci da Plinio e Orazio come una salsa di pesce cremosa che veniva ottenuta facendo macerare strati alternati di pesci piccoli e interi, probabilmente alici e pesci più grandi tagliati a pezzetti, forse sgombri o tonni, con strati di erbe aromatiche tritate, tutto ricoperto da sale grosso.

La colatura di alici che viene prodotta a Cetara è ottenuta seguendo un antico procedimento che i pescatori del luogo si sono tramandati di padre in figlio.
Si parte dalla tecnica di lavorazione delle alici sotto sale, di cui la colatura è un derivato: le alici appena pescate, in tutto il periodo primaverile, vengono private della testa e delle interiora e poi adagiate in un contenitore, cosparse di sale marino abbondante per 24 ore.

Dopo la prima salatura, vengono messe in una piccola botte, il terzigno, e sistemate con la classica tecnica ‘’testa-coda” a strati alterni di sale. Completato il lavoro, il terzigno viene coperto con un disco in legno, sul quale si collocano dei pesi.

Per effetto della pressatura e della maturazione del pesce, il liquido secreto dalle alici comincia ad affiorare in superficie, ed è questo liquido l’elemento base per la colatura. Viene raccolto progressivamente e inserito in grandi bottiglie di vetro, esposto a fonte di luce diretta del sole per circa quattro o cinque mesi, perché evapori l’acqua e aumenti la concentrazione così, fra la fine del mese di ottobre e gli inizi di novembre, tutto è pronto per l’ultima fase: il liquido raccolto e conservato viene versato nuovamente nel terzigno dove le alici sono rimaste in maturazione. Così, colando lentamente attraverso i vari strati dei pesci, ne raccoglie il meglio delle caratteristiche organolettiche. Viene recuperato attraverso un foro praticato appositamente nel terzigno, trasferito in un altro recipiente e filtrato con l’uso di teli di lino, chiamati cappucci.

Il risultato finale è un distillato limpido di colore ambrato carico, quasi bruno-mogano, dal sapore deciso e corposo che a Cetara è il tipico condimento per gli spaghetti delle vigilie, oltre che per le bruschette, i broccoli di Natale e altre verdure.

Tradizionalmente considerato un cibo povero, sostitutivo del pesce fresco, oggi è un condimento ricercatissimo e apprezzato a tutti i livelli.

Tra i monumenti di maggior pregio artistico e storico di Cetara segnaliamo la Torre Vicereale, riferimento connotativo del paesaggio nel quale si sviluppa il centro storico di Cetara.

Domina il lato est della spiaggia di Cetara, a ridosso della scogliera: fu edificata dagli Angioini e potenziata successivamente dagli Aragonesi per difendere la popolazione dai continui attacchi dei pirati.

Faceva parte dell’ampio sistema difensivo di torri costiere ed era equipaggiata con cannoni e “petrieri”, bocche da fuoco in grado di tirare verso il basso, in caso di attacco ravvicinato o da terra.

Nel 2002 sono iniziati i lavori di restauro e consolidamento e finalmente dal marzo del 2011, la torre è tornata ad essere il faro e il cuore pulsante della comunità locale.

 

 

Tramonti

Tramonti, letteralmente terra tra i monti, è una splendida località della Costiera Amalfitana, E’ costituita da ben 13 frazioni, sparse tra i vari pianori: Pucara, Novella, Gete, Ponte, Campinola, Corsano, Cesarano, Pietre, Capitignano, Figline, Paterno Sant’Arcangelo, Paterno Sant’Elia, Polvica.

Incastonata alle pendici dei Monti Lattari, immersa in un suggestivo paesaggio bucolico, vanta circa 145 ettari di patrimonio boschivo e terrazzamenti, prevalentemente coltivati a limoni, ulivi e viti.

Infatti si distingue per i suoi eccellenti vini, prodotti da vitigni autoctoni che imprigionano nei loro grappoli i profumi ed i sentori di questa terra.

Tra le cantine presenti sul territorio troviamo:

  • Cantine Giuseppe Apicella, che vanta vini rossi, bianchi e rosati, prodotti nei 7 ettari di vigneti di proprietà, i più antichi dei quali vennero impiantati nei primi del Novecento con vitigni autoctoni. I vini godono della tipica denominazione Costa d’Amalfi D.O.C.
  • Azienda Agricola Reale, vincitori del premio “Oscar Del Vino 2014 – Miglior Vino Rosato’ – vino: Getis”, che vanta un’esperienza centenaria nel campo dell’agricoltura. Vitigni autoctoni a piede franco, coltivati a pochi km dal mare, nello splendido scenario del suggestivo borgo di Gete, hanno trovato qui il loro habitat naturale, beneficiando di un clima mite tutto l’anno. Queste caratteristiche hanno conferito a questi vini la denominazione di Costa d’Amalfi Tramonti D.O.C..

Un’altra bevanda tipica del posto è il Liquore Concerto, uno dei rosoli più antichi della Costiera Amalfitana, di origine ultrasecolare e per tradizione attribuito all’inventiva dei Monaci del Convento di San Francesco di Tramonti. Di colore scuro con una gradazione alcolica di circa 30° e dalle spiccate proprietà digestive, è preparato a livello casalingo o tuttalpiù solo da alcuni laboratori artigianali.

Ottenuto dalla macerazione in alcool per 40 giorni di un “concerto” (da cui prende il suo nome) di 15 tra erbe e spezie, tra cui liquirizia, finocchietto, chiodi di garofano, noce moscata, cannella, stella alpina, mentuccia ed altre ancora, la cui combinazione è gelosamente custodita dalle anziane e dai monaci, in particolare di Tramonti e Maiori.

Il concerto era anticamente usato come panacea per tutti i mali e le anziane massaie di Tramonti sono tutt’ora convinte delle sue qualità magico-terapeutiche. Ancora oggi è abitudine offrirne un bicchierino, la cosiddetta presa e’ cunciert, agli amici e parenti in segno di ospitalità.

A Gete, una località di Tramonti, è presente la Chiesa Rupestre di San Michele Arcangelo.

Il primo documento che menziona la grotta risale all’anno 1181. La struttura,che per stile architettonico e per impianto costruttivo può essere ascritta alla fine del XII secolo, si presenta con una pianta quadrata a due navate ed altrettante absidi, e si avvale di volte a crociera su archi ogivali poggianti su un pilastro e due colonne. L’arco d’ingresso è diviso in due parti, uno inferiore, originariamente destinato ad area sepolcrale, ed uno superiore finemente decorato con stelle di color ocra. La copertura si rifà alle tipiche architetture amalfitane.

All’interno giace una necropoli, forse di epoca pagana, affrescata e con tre finissime urne cinerarie che alcuni datano tra il I ed il II secolo d.C. che oggi sono conservate nell’attuale chiesa parrocchiale. Vicino alla cappella sorgeva la chiesa di San Marco, distrutta da un’alluvione nel ‘700, di cui oggi, nell’alveo del torrente Caro, restano i ruderi: un muro laterale e l’abside destro.

Verso la metà del 1500 la chiesa rupestre di San Michele Arcangelo veniva dimessa quale luogo di culto, ob humiditate et pudicitia (per umidità ed indecenza), come si rileva in un verbale di visita pastorale dell’Arcivescovo Mons. Carlo Montillo nel 1571.

 

 

Maiori

Maiori, tesoro della Costiera Amalfitana, è un luogo meraviglioso e magico dove Roberto Rossellini ha ambientato molti dei suoi film: spiagge dalla bellezza incomparabile, ma anche percorsi naturalistici per gli amanti del trekking, sentieri enogastronomici e itinerari religiosi, Maiori è questo e molto altro.

Secondo la storia, le origini della città risalgono al periodo degli etruschi. Il nome originario di Maiori era Rheginna Maior per distinguerlo dalla vicina cittadina Rheginna Minor, l’attuale Minori.

La cittadina è ricca di cose da vedere ed ospita un gran numero di turisti che ogni anno arrivano per visitarne le sue bellezze, tra cui le numerosi torri costiere di avvistamento:

  • Torre Badia, torre di sbarramento realizzata a seguito dell’ordine del vicerè Pedro Toledo nel 1532;
  • Torre La Torricella;
  • Torre Lama del Cane;
  • Torre dell’Angelo detta anche Torre della Formicola;
  • Torre della Marina;
  • Torre della Trinità;
  • Torre di Cesare;
  • Torre di Salicerchio;
  • Torre Tummolo, una delle torri più importanti del sistema difensivo angioino che si estende, seppur ormai in rovina, su di un piccolo promontorio a picco sul mare, tra i comuni di Cetara e Maiori, poco prima della piccola frazione maiorese di Erchie.

 

 

Ma anche il suo centro storico non delude le aspettative dei visitatori, in particolare il Castello di San Nicola de Thoro-Plano.

Il Castello di Maiori non può essere considerato un castello nel senso letterale del termine, vale a dire come dimora di un signore feudale, ma costituiva una rocca, una fortezza eretta come baluardo e rifugio della popolazione contro le frequenti scorrerie dei predoni longobardi e, in seguito, dei pirati barbareschi.

Risalente al IX secolo, è l’unica struttura ancora esistente a ricordaci che Amalfi era una Repubblica Marinara. Secondo alcuni storici, la costruzione della rocca ebbe inizio poco dopo la morte del duca di Benevento, Sicardo, il quale aveva saccheggiato le contrade della costiera amalfitana. La struttura fu eretta attorno ad un’antica chiesa a tre navate dedicata a San Nicola de Thoro Plano. L’attuale edificio venne restaurato nel XV dai duchi Piccolomini, nominati nel 1461 feudatari del Ducato di Amalfi da Ferdinando I D’Aragona. La costruzione definitiva cominciò nel 1465 ed terminò nel 1468, costando alla città seimila ducati.

La fortificazione rappresenta uno dei luoghi più affascinanti da visitare per chiunque si trovi in Costiera Amalfitana: stupendo, da togliere il fiato, il colpo d’occhio che si gode dal punto più alto, con tutto il panorama circostante, il golfo, il monte dell’Avvocata, Ravello, Monte Sant’Angelo a Tre Pizzi.

Lungo la statale, a 3,5 km dal centro di Maiori, c’è l’Abbazia di Santa Maria de Olearia, di cui abbiamo già raccontato la storia in un precedente articolo.

La grotta della Madonna dell’Avvocata o dell’Apparizione è situata poco al di sotto del Santuario della Madonna dell’Avvocata, alla quale si accede tramite una ripida scala. La grotta è nota per l’apparizione della Vergine ad un pastore locale agli inizi del Cinquecento. Secondo la tradizione il pastore, divenuto eremita, su quel luogo avrebbe dapprima realizzato un piccolo altare e poi dato vita alla chiesetta ed al primitivo monastero. Protetta da un’inferriata pregevolmente lavorata, la minuscola cappella presenta, affrescata sul frontone e sotto la volta dell’altare, la cena degli Apostoli circondati da angioletti. Il cenobio, invece, originariamente dotato di poche cellette ma via via ampliato con l’arrivo di nuovi frati, nel 1663 è stato affidato ai camaldolesi ed è rimasto in funzione fino ai primi anni del 1800.

La grotta è ancora oggi molto visitata: il pellegrinaggio alla Madonna dell’Avvocata si svolge il lunedì di Pentecoste, quando i fedeli di tutta la Campania si radunano per salire fino in cima al santuario accompagnati dal ritmo delle tammorre.

Fa parte, inoltre, del territorio di Maiori anche Erchie, uno splendido borgo marinaro meta anch’esso di tanti turisti. Le origini di Erchie si fanno risalire all’epoca greco-romana e secondo la leggenda venne fondata da Ercole nel IV sec. a C., da cui potrebbe derivarne lo stesso nome.

Come tutti i borghi della Costiera, Erchie subì le costanti scorrerie dei pirati. L’imperatore Carlo V, pertanto, diede ordine al Viceré don Pedro di Toledo di provvedere alla difesa delle terre costiere mediante la costruzione di torri e Torre la Cerniola ne è un esempio.

La Cerniola è una delle prime torri che s’incontrano lungo la costa da Salerno a Positano. Costruita in pietra calcarea locale, si presenta oggi come una delle torri meglio conservate di tutta la costiera, avendo intatta la sua forma e volumetria originaria ed essendo stata sottoposta a molteplici e accurati interventi di restauro che ne hanno preservato l’integrità e la struttura originali ripetutamente minacciate sia dallo scorrere dei secoli che da alcune forti mareggiate.

 

 

Alla settimana prossima con la seconda parte dell’articolo… L’itinerario continua!!!

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