Vacanze in Costiera Sorrentina

Questa volta Hetor vi propone un itinerario tra le meraviglie della Costiera sorrentina, tra arte cultura ed enogastronomia…
Un viaggio da non perdere!

 

Massa Lubrense

Il nostro viaggio parte da Massa Lubrense, una tra le mete turistiche più famose d’Italia grazie ai suoi splendidi scenari naturalistici e alle sue antiche tradizioni radicate nel territorio.

Tra i numerosi e ridenti casali che la compongono, l’antico borgo dell’Annunziata rappresenta il più ricco di memorie storiche. Distrutto dagli Angioini e ancora dagli Aragonesi, fu parzialmente riedificato nel Cinquecento. Anche le mura furono rifatte dopo la catastrofe del 1558: ancora oggi si può ammirare parte dell’antica cinta muraria che sorgeva attorno al Castello Aragonese. Della struttura difensiva restano una torre cilindrica ed i bastioni, ma la veduta che si gode dal castello è tra le più suggestive della Costiera Sorrentina.

Il 6 luglio il Castello è stato riaperto al pubblico ed è possibile visitarlo dal venerdì alla domenica dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00.

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Il territorio di Massa Lubrense è conosciuto anche per la presenza di paesaggi naturali incontaminati; ricordiamo, infatti, che il territorio comprende la Baia di IerantoPunta Campanella. Se ve li siete persi, potete trovare tutte le curiosità che riguardano questi luoghi negli articoli precedenti.

 

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Tra i prodotti di eccellenza che troviamo nella zona sorrentina sicuramente degno di nota è il limone IGP, utilizzato per gustose ricette come la famosissima delizia al limone o il liquore di cioccolato al limoncello che fanno parte dei Prodotti Agroalimentari Tipici della Campania.

Proprio questa settimana sarà possibile gustare il limone di Sorrento in tutte le sue gustose varianti tipiche durante la Festa dei Limoni che si terrà dal 13 al 15 luglio nel Largo Vescovado a Massa Lubrense.

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Sorrento

Una delle caratteristiche fondamentali della città di Sorrento è la sua particolare disposizione su di un blocco tufaceo a pareti ripide. Il mare a nord e i profondi burroni circostanti sugli altri lati hanno infatti delimitato naturalmente, per molti secoli, la città antica. Ciò significa che il centro antico, di origine greco-osca, ha all’incirca coinciso con l’area compresa nella cinta muraria cinquecentesca (1551 – 1561) ancora oggi diffusamente in vista.

Della cinta difensiva greca rimane la murazione esistente sotto il piano stradale della Porta Parsano Nuova, visibile attraverso una grata. La città romana si è sovrapposta all’insediamento greco osservandone la pianta urbana e la stessa cinta muraria, che è rimasta a difesa di Sorrento durante tutta l’epoca medievale fino al 1551, quando ebbe inizio il suo rifacimento, completato soltanto nel 1561, dopo la tragica invasione dei turchi.

La nuova cinta muraria di Sorrento fu realizzata dai vicerè spagnoli che conclusero il piano con un Castello a guardia del Paino verso Napoli. Dopo la demolizione del Castello e delle porte principali a fine ‘800, è rimasto solo il tratto meridionale dell’antica mutazione del ‘500. Oggi, le mura vicereali rappresentano l’unico esempio, nell’Italia Meridionale, di cinta muraria dell’epoca spagnola.

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Nel luogo che oggi ospita il Cimitero civico un tempo sorgeva un Monastero intitolato a San Renato, che ha ospitato Torquato Tasso nel 1577 e dove si pensa che lo stesso santo abbia vissuto anticamente.

L’epoca in cui fu eretto il Monastero di San Renato è estremamente incerta. Secondo alcuni questo avrebbe inglobato un preesistente convento dei monaci di Montecassino, la cui presenza a Sorrento è testimoniata da un documento del 778. Tuttavia, alla fine dell’800 fu deciso di abbattere tutto per costruire il camposanto che porta lo stesso nome dell’antico Monastero.

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Sorrento ha ispirato numerosi artisti, scrittori e registi; tra le numerose canzoni dedicate a questa città, la più conosciuta è sicuramente Torna a Surriento, che fu cantata nel testo e nella musica attuali per la prima volta nel 1904 a Napoli, in occasione della Piedigrotta Garibaldi.

Inoltre, nel 1955 Sorrento costituì il set principale del film Pane amore e… per la regia di Dino Risi e con Sophia Loren e Vittorio De Sica.

Piano di Sorrento

Piano di Sorrento si estende lungo la parte centrale della Penisola ed è racchiuso fra le due coste, quella meridionale, amalfitana, che si affaccia sul Golfo di Salerno, e quella settentrionale, sorrentina che si affaccia sul Golfo di Napoli. Ai tempi dei romani, questa zona veniva denominata Planum o Planities. Era infatti un territorio piano posto ad est del Municipium romano di Sorrento.

La città ospita il Museo archeologico territoriale della penisola sorrentina Georges Vallet, inaugurato il 17 luglio 1999, che è nato con l’intento di raccogliere i reperti archeologici ritrovati nella penisola sorrentina, fino a quel momento divisi tra vari musei.

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Il vino in Penisola Sorrentina ha una storia antichissima, basti pensare che già Plinio e Marziale nei loro scritti parlano della fabbricazione di speciali anfore costruite per contenere il nettare di Bacco. In particolare, vi sono due vitigni che hanno caratterizzato nei secoli la produzione vinicola della Penisola Sorrentina: il San Nicola, che lega il suo nome a un vino dal gusto amabile e dal bouquet molto delicato, riscontrabile solo sul territorio delle coste sorrentine e amalfitane; l’altro tipo di uva è la sanginella, riconoscibile da acini duri, grandi e ovali dal gusto particolarmente gradevole. Tuttavia, questi due vitigni originari, nell’ottica della trasformazione delle colture, stanno scomparendo per dare luogo a nuove vigne.

Piano di Sorrento è uno dei comuni compresi nella zona di produzione delle uve destinate al vino DOC “Penisola Sorrentina” ed è uno dei maggiori produttori, come è possibile vedere anche dalla datalet:

 

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Sant’Agnello

Oltre al vino, la costiera sorrentina offre tanti generosi prodotti dell’agricoltura, dalle noci alle arance, passando per i limoni IGP ed il famoso olio d’oliva DOP che hanno da tempo raggiunto una notorietà che supera i confini nazionali.

A Sant’Agnello, in particolare, viene coltivato il pomodoro sorrentino, che è un ortaggio da mensa rotondeggiante e costoluto, di colore rosso con sfumature verdi alla raccolta, dal sapore dolce e delicato.

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Sant’Agnello è un piccolo centro compreso tra i comuni di Piano di Sorrento e Sorrento. Anche se divenuto autonomo solo nel 1866, la sua storia affonda le radici nella preistoria. Lungo la costa ancora oggi sopravvivono importanti testimonianze archeologiche, fra cui la peschiera sottostante il promontorio di Punta san Francesco, a cui si accede attraverso un sentiero scavato in parte nel costone tufaceo e che collega il mare con Villa Nicolini, una splendida dimora costruita all’inizio del Novecento e recentemente ristrutturata.

Altre importanti testimonianze del passato sono la calata a mare de “Il Pizzo”, forse l’ultimo grande polmone verde della penisola sorrentina sottratto alla cementificazione selvaggia degli ultimi decenni, e l’approdo del Golfo del Pecoriello, un meraviglioso angolo di natura selvaggia dominato dalla splendida villa che fu dello scrittore americano Francis Marion Crawford che scelse di vivere a Sant’Agnello e dove ancora oggi riposa.

La prima parte del nostro tour finisce qui… ma non temete, torneremo la prossima settimana per completare il viaggio tra le bellezze della Costiera Sorrentina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutte le curiosità più interessanti sulle aree naturali della Campania

La settimana scorsa vi abbiamo presentato i Parchi e le Oasi in Campania. Questa settimana vogliamo dedicarci agli amanti del mare, raccontandovi le curiosità che riguardano il nostro splendido territorio.

LE RISERVE MARINE

Punta Licosa è parte della Riserva Marina di Castellabate, da Punta dell’Ogliastro alla Baia del Sambuco. L’isoletta è sotto tutela biologica marina e rappresenta uno dei primi esempi di parco marino in Italia, essendo stato istituito nel 1972.

Il suo nome deriva da una leggenda che racconta della trasformazione della sirena Leucosia che, dopo essersi gettata dalla rupe per un amore non corrisposto, si tramutò in scoglio.

Punta Licosa rappresenta un vero e proprio tesoro sia per la sua fascia costiera che per la riserva marina: spiagge, fondali ed insenature che si fondono in una naturale armonia. L’accesso a Punta Licosa è possibile attraverso due strade poste nelle frazioni di Ogliastro Marina e San Marco di Castellabate. Tuttavia, essa è raggiungibile solo a piedi o in bici e dona ai suoi esploratori panorami incredibili.

I PARCHI SOMMERSI

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Il Parco Archeologico Sommerso di Baia è stato istituito il 7 agosto 2002 e si estende lungo il litorale di Bacoli e Pozzuoli.

Alcune delle strutture sommerse al momento sono insabbiate ma sono già state studiate, altre sono state individuate solo tramite foto aeree. Tra i principali edifici sommersi, quelli visibili sono: il ninfeo imperiale di Punta Epitaffio, la villa dei Pisoni, la villa “a protiro”, così chiamata per la presenza di un portico all’ingresso. Inoltre, è possibile vedere i resti di un settore dello spazio urbano, in particolare alcune tabernae, i resti di un complesso termale e una peschiera a pianta semicircolare all’estremità meridionale dell’insenatura. Del Portus Julius, invece, è stata esplorata solo un’area campione.

Gli arredi scultorei di questi complessi edilizi, restituiti grazie agli scavi subacquei effettuati nel secolo scorso, sono attualmente esposti nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei, a Baia. Lo straordinario valore di tali siti è dato non solo dal notevole stato di conservazione dei reperti archeologici, ma anche dal loro valore storico archeologico oggettivo. Inoltre, la presenza di particolari ecosistemi sommersi rendono questi luoghi degli ambienti di valore naturalistico rilevante, quasi come una piccola Atlantide romana.

L’area è sempre aperta ma la visita si può effettuare solo previa prenotazione al centro visite AMP (Area Marina Protetta) Baia.

Il Parco Sommerso di Gaiola è stato istituito il 7 agosto 2002 e prende il nome dai due isolotti che sorgono a pochi metri di distanza dalla costa di Posillipo, nella parte nord occidentale del Golfo di Napoli. Con una superficie di appena 41,6 ettari, il Parco si estende dal Borgo di Marechiaro fino alla Baia di Trentaremi, racchiudendo verso il largo parte del grande banco roccioso della Cavallara.

Il Parco Sommerso di Gaiola deve la sua particolarità alla fusione tra aspetti vulcanologici, biologici e storico-archeologici. Infatti, rappresenta un importante sito di ricerca, formazione, divulgazione scientifica ed educazione ambientale per la riscoperta e valorizzazione del patrimonio naturalistico e culturale del Golfo di Napoli.

Nell’ambito delle attività finalizzate alla valorizzazione e divulgazione scientifica delle risorse naturalistiche e storico-archeologiche dell’Area Marina Protetta, vengono proposti diversi itinerari di visite guidate in compagnia degli esperti del Parco, per riscoprire le meraviglie di questa costa attraverso differenti punti di vista.

LE AREE MARINE

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L’Area Marina Protetta Punta Campanella è una riserva marina istituita nel 1997. È situata nella parte settentrionale del Golfo Di Salerno e si estende su una superficie a mare pari ad oltre 1500 ettari, tra il comune di Massa Lubrense e il comune di Positano.

Punta Campanella è un territorio affascinante e misterioso in cui storia e leggenda si fondono: secondo l’Odissea, fu il luogo in cui Ulisse incontrò le Sirene ammaliatrici; ma questo è anche il luogo in cui i Greci innalzarono un tempio alla dea Atena, poi convertito dai Romani al culto della dea Minerva.

Tuttavia,  il nome deriva dalla campana che fu costruita in cima alla torre, risalente al 1300, allo scopo di avvistare e lanciare l’allarme in caso di incursioni dei Saraceni che arrivavano dal mare. La “Campanella”, infatti,  suonava in caso di allarme propagando il segnale alle altre torri posizionate lungo la costa.

Sul pianoro di Punta Campanella si trova una fenditura nella roccia da dove parte una scalinata che porta fino ad una scogliera collegata ad una serie grotte sul livello del mare. Qui attraccavano le navi cariche di libagioni da offrire alla dea Minerva.

Alzando lo sguardo lungo il costone roccioso, si può anche scorgere una scritta in Osco incisa sulla pietra che indicava il punto di approdo per il Santuario della Dea Minerva.

L’Area Marina Protetta Regno di Nettuno  è stata istituita il 27 dicembre 2007 e si estende su una superficie a mare di 11 mila ettari, comprendendo il tratto marino che circonda l’arcipelago Flegreo, formato dalle isole di Ischia, Procida e Vivara. Le tre isole fanno parte di un grande complesso vulcanico tuttora attivo; tale vitalità è testimoniata dalla presenza di numerose fonti termali.

In tutte le zone non sono consentite attività che possono creare turbamento delle specie vegetali e animali, così come è vietata qualunque attività di cattura, raccolta e danneggiamento di reperti archeologici e di formazioni geologiche.

Il Regno di Nettuno deve la sua incredibile ricchezza anche alla sua particolare posizione su di un importante confine che divide l’area settentrionale del mediterraneo da quella meridionale. Tale fenomeno fa sì che vi sia la compresenza di tutte le specie presenti nel Mediterraneo, caratteristica che convinse Anton Dohrn, studioso tedesco amico di Charles Darwin, a stabilire tra Napoli ed Ischia i suoi studi ed a costruire il primo istituto di biologia marina al mondo, nel 1872, tuttora uno dei più prestigiosi.

L’Area Marina Protetta Santa Maria di Castellabate è un sito di importanza comunitaria, istituito nel 2009, con una superficie a mare di oltre 7.000 ettari ai quali si sommano 2 ettari di costa compresi tra la punta di Ogliastro e la baia del Sauco (confine nord con il comune di Agropoli), nel comune di Castellabate.

L’area comprende una zona incontaminata in corrispondenza del promontorio del Tresino e quello di Licosa, ed è situata nelle zone di tutela del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Le acque intorno al Tresino e Punta Licosa rappresentano una risorsa naturalistica di inestimabile valore, fonte di biodiversità. Infatti, sono presenti alcune specie animali e vegetali uniche al mondo e perciò soggette a particolari forme di tutela.

Tutto il litorale è ricchissimo di reperti archeologici: una vera e propria città sottomarina è stata scoperta recentemente di fronte a San Marco di Castellabate, con resti di un antico molo romano.

L’Area Marina Protetta Costa degli Infreschi è situata nel tratto di mare che si trova tra Punta dello Zancale, nel territorio comunale di Camerota, e Punta Spinosa, nel Comune di San Giovanni a Piro ed è compresa all’interno del  Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Essa occupa una superficie di mare di 2.332 ettari e si estende in corrispondenza di un tratto di costa lungo poco meno di 14 chilometri.

La costa offre uno spettacolare paesaggio di particolare pregio sotto il profilo naturalistico caratterizzato da un grado di eterogeneità ambientale unico, tanto da essere inserita in un Sito di Interesse Comunitario sottoposto a protezione speciale.

La bellezza di questi luoghi ha ispirato varie leggende: si racconta che nel XIII secolo una coppia di giovani sposi in contrasto con le famiglie per la loro relazione, avesse trascorso la luna di miele in una grotta oggi conosciuta come la “Grotta degli Innamorati”. Un’altra storia racconta di alcuni crociati diretti a Gerusalemme, che fecero scalo nel porto degli Infreschi dove si trovarono così bene da non voler più ripartire e che addirittura fu necessario l’intervento divino dei santi che li convinsero a riprendere il cammino verso la Terra Santa. La storia si conclude con la partenza dei crociati dalla baia e con il loro pentimento eterno per averla lasciata.

LE RISERVE NATURALI

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La Riserva Naturale Foce Volturno – Costa di Licola – Lago Falciano si estende al margine della Piana del Volturno, lungo la fascia litoranea nota come “Litorale Domizio”, tra le Provincie di Napoli e Caserta, sviluppandosi sul territorio dei Comuni di Giugliano in Campania, Castel Voltuno, Villa Literno, Mondragone e Falciano del Massico.

Istituita a partire dal 1993, la riserva occupa una superficie di 1.540 ettari e ha accorpato diversi territori e riserve con l’obiettivo di garantire in forma coordinata la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale.

È possibile distinguere diversi tipi di territori e habitat:

  • Il Lago di Patria
  • L’Oasi dei Variconi alla foce del Volturno
  • Le pinete di Castelvolturno e di Patria
  • La zona umida delle Soglitelle
  • La zona costiera di Licola

La Riserva Naturale Statale Isola di Vivara ha una superficie di ettari a terra pari a 35,63 e si presenta con una forma a mezzaluna. L’isola rappresenta il margine occidentale di un cratere vulcanico originatosi circa cinquantamila anni fa, oggi sommerso.

In origine era collegata a Procida, a una falesia oggi scomparsa e sostituita da un ponte lungo 362 metri che per anni ha segnato la linea di confine tra le due isole.  La Riserva è attualmente disabitata ed il suo litorale è compreso nell’Area marina protetta Regno di Nettuno.

L’origine del nome Vivara, di cui è attestata anche la forma Bivaro, è stata ed è tuttora oggetto di discussione: alcuni linguisti preferiscono riprendere la desueta denominazione Vivaro. La tesi più accreditata vorrebbe che il toponimo derivi dal latino vivarium, cioè «luogo in cui vivono animali»; ma esiste un’ulteriore ipotesi che vede l’origine del nome in una distorsione di quello del primo proprietario dell’isola, Giovanni Guevara, , duca di Bovino. Si è perfino osservato che, secondo una derivazione celtico-sassone, il termine significherebbe castoro, e che a Vivara fosse un tempo diffusa l’arvicola acquatica europea (Arvicola amphibius), roditore vagamente simile al castoro.

Vivara è caratterizzata dalla presenza di macchia mediterranea, da ruderi risalenti al 1600 e da un belvedere che consente di vedere Capri, Ischia, Procida e, sullo sfondo, Napoli con il Vesuvio. L’isola è tornata a essere fruibile l’anno scorso, dopo circa sedici anni. Nel 2002, infatti, l’isolotto era stato chiuso al pubblico, pur essendo una riserva di stato.

Le Riserve Naturali Foce Sele – Tanagro e Monti Eremita-Marzano istituite dalla Regione Campania nel 1993, si estendono per quasi diecimila ettari lungo la fascia litoranea che fiancheggia la foce del fiume Sele, sulle sponde dei fiumi Sele, Tanagro, Calore e sul massiccio dei monti Eremita e Marzano.

L’area naturale protetta interessa trentanove comuni, nelle province di Avellino e Salerno, e ben cinque comunità montane.

Si tratta di un territorio caratterizzato da qualità ambientale elevata, riconosciuta a livello europeo, come testimonia la presenza al suo interno di alcuni siti di importanza comunitaria: quello della fascia costiera nei comuni di Capaccio ed Eboli, quello alla confluenza dei fiumi Sele e Tanagro, quello dell’alto Calore Salernitano e quello del Monte Eremita.

Nel suo territorio è presente l’oasi naturalistica di Persano, una zona umida di interesse internazionale che ospita numerose e rarissime specie vegetali e animali e le sorgenti termali, note fin dall’epoca romana.

Le riserve danno la possibilità di scegliere tra 8 diversi sentieri che esplorano il territorio nei suoi vari e affascinanti aspetti.

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La Riserva Naturale Forestale di Protezione e Biogenetica Tirone Alto Vesuvio istituita a salvaguardia della cinta craterica del Vesuvio, occupa una superficie di 1.005 ettari lungo le pendici del vulcano, nei comuni di Boscotrecase, Ottaviano, Terzigno, Trecase e Torre del Greco.

La Riserva Naturale Tirone-Alto Vesuvio si trova lungo le pendici meridionali del Vesuvio e rientra in uno dei sentieri proposti dall’Ente gestore del Parco Nazionale del Vesuvio. La zona è rivestita da grandi pini che si alternano a tratti di macchia mediterranea.

La Riserva Naturale Orientata Cratere degli Astroni si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria, nei Comuni di Pozzuoli e Napoli, ed è una Zona di protezione Speciale.

Il Cratere degli Astroni è un vulcano spento che fa parte del più complesso cratere di Agnano, inserito nella area vulcanica dei Campi Flegrei. Di questi è il più giovane dei crateri, con i suoi 3600 anni e si estende per 247 ettari. Il fondo del Cratere degli Astroni presenta alcuni rilievi tra i quali il Colle dell’Imperatore e il Colle della Rotondella che si sono formati in seguito all’attività eruttiva. Nel punto più basso del cratere si trovano tre laghetti, Lago Grande, Cofaniello Piccolo e Cofaniello Grande, con vegetazione tipica delle zone lacustri.

La Riserva naturale Cratere degli Astroni offre ai visitatori un vasto numero di sentieri. Ognuno di essi ha una sua peculiarità (botanica, zoologica, geologica) ma si intreccia e si completa con gli altri aspetti. Per le caratteristiche di grande naturalità o per motivi di ricerca e conservazione, alcuni itinerari possono essere chiusi in alcuni periodi dell’anno, pertanto la percorribilità di ciascun sentiero deve essere verificata in anticipo contattando l’Oasi.

Sempre attenti alla didattica e all’educazione ambientale dei più piccoli, quest’anno, dall’11 giugno al 27 luglio, il Cratere degli Astroni apre le porte ai ragazzi tra i 6 e i 15 anni per trascorrere con loro una settimana all’insegna della natura, con due proposte:

  • Jurassic Camp, il campo avventura rivolto ai piú piccoli e tutto dedicato alla scoperta dei rettili piú amati dai bambini;
  • Una settimana da ranger, il campo avventura rivolto ai più grandi e dedicato alla gestione della Riserva attraverso la collaborazione con i guardiaoasi.

La Riserva Naturale Orientata e Biogenetica Valle delle Ferriere è stata istituita nel 1972 ed è inserita tra le 41 biogenetiche italiane censite dal Consiglio d’Europa ed attualmente di proprietà del Ministero delle Risorse Agricole Alimentari e Forestali. La riserva, che si estende su una superficie di circa 455 ettari, è situata nel versante amalfitano della penisola sorrentina in un’ampia valle tra i monti di Scala e il vallone Grevone, al confine tra Amalfi e Agerola.

Questa valle, una volta sede dei corpi di fabbrica (detti anche Ferriere) che servivano per la lavorazione artigianale della famosa carta di Amalfi, esposta a sud e protetta dai venti freddi, costituisce un ecosistema tipico delle zone subtropicali, riproducendo un ambiente naturale caratterizzato da elevata piovosità ed assenza di escursioni termiche.

La principale caratteristica che ha consentito alla Valle delle Ferriere il riconoscimento di Riserva Naturale Orientata è rappresentata dalla presenza di specie rare di felci, quali la Lingua cervina e la Woodwardia Radicans risalente ad epoche antichissime, che crescono e sopravvivono solo in questo ambiente.

Nella riserva l’accesso è consentito, previa autorizzazione del Corpo Forestale dello Stato, solo per motivi di studio, per fini educativi, per escursioni naturalistiche, per compiti amministrativi e di vigilanza, restando vietata qualsiasi altra attività.

LE AREE NATURALI

Chiudiamo la nostra carrellata con la Baia di Ieranto, di cui vi abbiamo raccontato la storia in un precedente articolo.

Si conclude così il nostro lungo viaggio tra la natura incontaminata e gli straordinari paesaggi che rendono il nostro territorio unico. Un patrimonio di inestimabile valore che bisogna tutelare e valorizzare ma prima di tutto conoscere!
Speriamo che le nostre storie vi abbiano ispirato. Buona esplorazione dal Team di Hetor!

Tutte le curiosità più interessanti sulle aree naturali della Campania

Con l’arrivo dell’estate si risveglia anche la voglia di passeggiare all’aria aperta. Sapevate che in Campania ci sono all’incirca 40 aree naturali?

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La Campania offre un panorama naturalistico decisamente variegato, accontentando sia gli amanti del mare che della montagna. Cominciamo il nostro excursus proprio pensando a questi ultimi, presentandovi i 12 Parchi presenti su tutto il territorio.

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I PARCHI

Vi abbiamo già presentato due parchi regionali negli articoli precedenti, il Parco Regionale del Matese e il Parco Regionale di Roccamonfina – Foce Garigliano; di seguito vogliamo darvi una panoramica degli altri, raccontandovi le notizie più interessanti che li riguardano.

Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è stato istituito nel 1991; dal 1997 è Riserva della biosfera mentre l’anno successivo è entrato a far parte del Patrimonio dell’umanità dell’Unesco (con i siti archeologici di Paestum e Velia e la Certosa di Padula), e dal 2010 è il primo parco nazionale italiano a diventare Geoparco. L’area naturale protetta corrisponde a circa 36 000 ettari e comprende, in tutto o in parte, i territori di 8 comunità montane e 80 comuni.

Quest’anno l’Ente Parco, in collaborazione con l’associazione “Assaggiatori Associati” e con il contributo e la partecipazione dei Comuni del Parco, ha indetto la prima edizione del premio nazionale Primula Olei 2018 riservato agli oli extravergini d’oliva prodotti nelle Aree Protette Italiane che si terrà con cadenza annuale nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Il Parco Nazionale del Vesuvio è stato istituito il 5 giugno 1995 per il grande interesse geologico, biologico e storico che il suo territorio rappresenta e si sviluppa intorno al complesso vulcanico Somma-Vesuvio, il complesso vulcanico ancora attivo più importante dell’Europa continentale.

Nel Parco è possibile fare delle escursioni e attualmente i visitatori possono scegliere tra 9 diversi sentieri che mostrano il territorio da diversi punti di vista in base alle preferenze dei visitatori.

Il Parco nasce dall’esigenza di valorizzare e difendere il Vesuvio. Esso rappresenta il tipico esempio di vulcano a recinto, costituito da un cono esterno tronco, il Monte Somma, (spento e con una cinta craterica in buona parte demolita) entro il quale si trova un cono più piccolo (che rappresenta il Vesuvio, ancora attivo). Il territorio, ricco di bellezze storiche e naturalistiche, vanta una produzione agricola unica per varietà e originalità di sapori.

La bellezza e l’unicità di questo territorio hanno, infatti, ispirato il fumettista statunitense Carl Barks che ha creato il personaggio Disney della strega Amelia, immaginandola come una ragazza dal forte accento locale che vive alle pendici del Vesuvio ammaliando chiunque si trovi al suo cospetto.

Il Parco Regionale dei Monti Picentini è un’area naturale protetta che si sviluppa su di una zona calcareo-dolomitica fra le provincie di Salerno e Avellino. L’area si estende su una superficie di 65.000 ettari e comprende la più vasta distesa forestale e il più ricco serbatoio di acqua potabile del Sud Italia.

La forte presenza di erbe spontanee della macchia mediterranea, continuamente alimentate da innumerevoli sorgenti, permettono l’allevamento brado di animali, quali vacche podoliche, capre, maiali e animali da cortile, che costituiscono il presupposto di una eccezionale risorsa di carne, salumi e di formaggi di qualità pregiata. Questi prodotti, affiancati da castagne, nocciole, tartufi e funghi impiegati nella preparazione dei piatti locali, rendono il territorio dei Picentini una zona estremamente interessante e ricca dal punto di vista gastronomico.

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Il Parco Regionale Monti Lattari , cerniera tra i due versanti della Penisola sorrentino-amalfitana, è stato istituito il 13 novembre del 2003 ed è gestito dall’Ente Parco Regionale dei Monti Lattari, che ne tutela il patrimonio.

I Monti Lattari sono il prolungamento occidentale dei Monti Picentini dell’Appennino Campano, che costeggiano l’Agro nocerino sarnese e si protendono nel mar Tirreno formando la penisola sorrentina.

Sapevate che il loro nome deriva dal termine latino lactariiis? Questo è dovuto al fatto che in passato vi pascolavano numerosi greggi di capre, fornitrici di un ottimo latte che serviva alla produzione di svariati prodotti locali unici nella loro genuinità e che rappresentano ancora oggi dei prodotti di altissima qualità, apprezzati non solo localmente.

Il Parco Regionale del Partenio è stato istituito nel 2002 e comprende 22 comuni di 4 province campane. Il parco persegue delle importanti politiche di sviluppo sostenibile al fine di  conservare, valorizzare, promuovere e rendere fruibili le risorse naturalistiche, ambientali, storico-religiose e culturali dell’area protetta.

A tal proposito, è stato creato un marchio collettivo geografico “Qualità Partenio” al fine di caratterizzare tutti i prodotti locali attraverso un’immagine unitaria e un’unica identità.

Tra i siti di maggiore interesse storico-culturale, nel territorio del Parco troviamo numerosi castelli che è possibile visitare seguendo la nostra mappa:

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Il Parco Regionale del Taburno – Camposauro è stato istituito il 6 novembre 2002 e si estende per 12.370 ettari nella provincia di Benevento. Nato per la tutela del massiccio Taburno-Camposauro, che fa parte dell’Appennino Campano, il Parco offre pregevoli risorse naturali e paesaggistiche in un contesto di notevole interesse storico, culturale e di tradizioni.

Oltre i 9 sentieri naturalistici, è possibile godere di alcuni itinerari che ripercorrono la storia e le tradizioni di questi luoghi:

  • La via dei Mulini – Sorgenti, torrenti e fontane
  • La via del Borgo – Racconti popolari e realtà del paese
  • La via del Grano – Grano, paglia e tradizioni
  • La via dei Briganti – Natura, storia e leggenda
  • La via del Vino – Vigne, cantine e sagre.

Il Parco Regionale del Fiume Sarno è un’area protetta istituita nel 2003 che comprende 11 comuni delle province di Napoli e Salerno attraversati dal fiume Sarno.

Il territorio del Parco è caratterizzato da scorci naturali di insospettabile bellezza e rappresenta un’area di altissimo valore storico, archeologico e culturale: basti pensare alla sola Pompei, ma anche agli importanti centri archeologici di Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, il patrimonio artistico-culturale della città di Nocera Inferiore e i luoghi di importanza archeologica siti a Sarno.

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Il Parco Regionale Campi Flegrei  protegge un’area vulcanica attiva del territorio della Campania, l’archiflegreo, in continua evoluzione. Ciò ha determinato, nel corso dei secoli e nell’interazione con gli insediamenti umani, il formarsi di una incredibile varietà di valori, materiali e immateriali, unici al mondo.

Le buone condizioni climatiche e la presenza di una discreta percentuale di umidità relativa dovuta alla presenza dei laghi, unite all’eccezionale fertilità del terreno, hanno favorito, al termine dell’attività vulcanica, l’insediamento di specie vegetali appenniniche e mediterranee, che si sono distribuite in funzione delle condizioni ambientali: è per questo che nel territorio flegreo convivono, in poco spazio, molteplici associazioni vegetali, che elevano di molto il livello di biodiversità vegetale dell’area e, per conseguenza, il suo valore ecologico.

Il Parco dei Campi Flegrei comprende un imponente patrimonio archeologico, paesaggistico, naturalistico, storico e termale, come si può vedere dai numerosi punti presenti sulla nostra mappa.

 

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Il Parco Naturale Diecimare è stato istituito nel 1980 ed è diventato Oasi WWF a partire dal 1993. Esso comprende i comuni di Cava de’ Tirreni, Mercato San Severino e Baronissi, in provincia di Salerno.

L’origine del nome è molto interessante. Sembra infatti che gli stessi abitanti locali abbiano dato il nome alla zona, poiché molti contadini che coltivavano le diverse aree di terreno per il Monastero di Cava de’ Tirreni, dovessero versare la cosiddetta “decima”, ovvero la decima parte del raccolto. Da qui il nome Diecimare.

Esiste un’altra ipotesi secondo la quale il nome deriva dal fatto che salendo sulla cima delle colline è possibile vedere sia il Golfo di Napoli che quello di Salerno, con i vari paesi della costiera amalfitana. Cioè si giunge in cima dopo aver visto 10 volte il mare.

Il Parco è molto ricco dal punto di vista della flora e della fauna che è possibile scoprire ed esplorare attraverso suggestivi itinerari. Inoltre, all’interno dell’area sono disponibili un’area attrezzata per visitatori, una fattoria didattica per bambini, unitamente a una rete di percorsi attrezzati che rendono l’esplorazione della zona facile e interessante.

Il Parco Metropolitano delle Colline di Napoli si estende per 2.215 ettari nella parte nord-occidentale della città, al centro dell’area metropolitana, e preserva aree collinari lasciate libere dall’espansione urbana degli anni ’60 e ’70. Per la vicinanza ai quartieri moderni e storici, si apre alla città con numerose porte d’ingresso, in prossimità con le stazioni della metropolitana e i caselli della tangenziale.

Tutta la struttura collinare poggia su un basamento di tufo giallo caotico detto anche napoletano, caratterizzata dalla notevole presenza di valloni, di ampie conche e cavità naturali che si alternano a larghe strisce coltivate con sistemazione a terrazzamenti. Le colline di Napoli rappresentano una grande riserva ambientale a scale metropolitana che compensa l’eccessiva e sovraccarica urbanizzazione circostante.

Il Parco è aperto a usi diversi, pubblici e privati, infatti al suo interno devono poter convivere: zone di riserva integrale, aree agricole, insediamenti abitati, strutture agrituristiche, spazi di verde pubblico e attrezzati.

 

LE OASI

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In alcuni articoli precedenti vi abbiamo già parlato di due delle Oasi che si trovano nella nostra regione, l’Oasi Valle della Caccia e l’Oasi di Persano.

Ma le Oasi in Campania sono davvero tante e di seguito ve le riportiamo tutte:

L’Oasi Bosco di San Silvestro fa da corona alla splendida Reggia di Caserta e si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria nel nucleo urbano di Caserta.

L’area comprende le due colline contigue di Montemaiuolo e Montebriano, da dove nasce la cascata che alimenta le fontane dello straordinario parco Vanvitelliano. E’ un importante esempio di foresta sempreverde costituita in massima parte da leccio e macchia mediterranea, un tempo Riserva di caccia e azienda agricola dei Borbone.

L’oasi può essere visitata attraverso una serie di itinerari organizzati e vi è anche la possibilità di fare dei percorsi tematici notturni per godere delle bellezze del territorio in un’atmosfera suggestiva e insolita. Inoltre, la società che gestisce l’oasi è una vera e propria fattoria didattica riconosciuta ed inserita nell’Albo delle Fattorie Didattiche della Regione Campania e offre percorsi di educazione alimentare e ambientale.

L’Oasi Monte Polveracchio si trova nel cuore dei Monti Picentini, nella città di Campagna, in provincia di Salerno, ed è anche nota come oasi del lupo.

Si tratta di una vasta area WWF di 200 ettari, realizzata dal 1988, in cui la varietà di flora e fauna disegnano uno scenario straordinario: ruscelli, sorgenti purissime e sentieri da cui godere di una vista mozzafiato.

L’Oasi dispone di un centro visite, di aree attrezzate per la sosta e percorsi natura. Dell’oasi fa amministrativamente parte anche la Valle della Caccia.

L’Oasi Bosco Camerine è un’oasi WWF istituita nel 1999 che si trova in Provincia di Salerno, nel Comune di Albanella, in un’area di circa 100 ettari contigua al Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni.

L’Oasi è aperta tutto l’anno e sia nel centro storico di Albanella che all’ingresso dell’area protetta sono presenti dei Centri visita. Per gli appassionati vi sono diversi sentieri che attraversano il bosco, arricchiti da pannelli illustrativi sulla fauna e sulla flora residente.

Nei pressi dell’ingresso “ovest” la Comunità Montana ha realizzato una torre di avvistamento in legno, aperta a tutti, che permette di avere una splendida visuale su tutta l’area protetta.

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L’Oasi Fiume Alento è situata nel cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, all’interno di un’area SIC (Sito di Importanza Comunitaria) di 3.024 ettari che comprende gran parte del fiume Alento.

L’Oasi è un grande parco naturalistico che offre un’ampia gamma di servizi turistici. Nel complesso è presente una diga in terra che, sbarrando il corso del fiume, origina un lago artificiale di circa 1,7 kmq. Lungo la sponda destra del corso d’acqua si sviluppa l’Oasi naturalistica, costituita da laghetti di importante valore ecologico, che ha lo scopo di contribuire a salvaguardare la ricchezza di biodiversità mediante attività di conservazione.

L’integrità dell’habitat naturale dell’Oasi rappresenta ormai da anni un’originale attrattiva per famiglie, scuole e sportivi. Infatti, il 10 giugno ospiterà il 1° Trofeo Nazionale Oasi Fiume Alento di nuoto pinnato di fondo, manifestazione a livello nazionale aperta a tutte le categorie agonistiche e master valida anche come terza prova di coppa Italia di fondo della stagione agonistica 2018.

L’Oasi Grotte del Bussento si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria, nel Comune di Morigerati, in provincia di Salerno e costituisce un geosito principale per il rilevante fenomeno carsico.

L’area si estende per circa 607 ettari all’interno del Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni ed è anche nella lista mondiale dei Geoparchi.

La lussureggiante vegetazione accompagna i visitatori lungo tutto il sentiero che si snoda dal centro storico lungo un ruscello con sorgenti, cascate, un antico mulino fino alla grotta dove si assiste alla risorgenza del fiume carsico Bussento.

L’Oasi Lago di Conza è stata istituita nel 1999 e rappresenta una delle più estese aree umide della Campania, ponendosi come importante stazione di ristoro e riposo delle specie di uccelli che migrano tra Tirreno e Adriatico.

L’Oasi, oltre ad offrire la possibilità di percorrere tre distinti sentieri, presenta una serie di punti di interesse che vanno dal centro visite dotato di molteplici servizi per i turisti, all’antico frutteto delimitato dal muretto a secco, il bosco sommerso, il giardino aromatico e delle testuggini, l’area faunistica delle cicogne bianche, lo stagno didattico e il belvedere.

L’Oasi Monte Accellica è un’oasi WWF dal 1997 sita nel comune di Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno, e compresa all’interno del Parco Regionale dei Monti Picentini.

Grazie a un territorio estremamente articolato, l’Oasi si presenta come il più ricco ed importante campionario di specie vegetali di tutto il massiccio dei Picentini e presenta al suo interno un Orto Botanico dove è possibile ammirare e studiare tutte le specie arbustive ed erbacee che nascono lungo le rive del Mediterraneo.

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L’Oasi Lago di Campolattaro rientra nella RETE NATURA 2000 ed è riconosciuta a livello Europeo, in ragione della presenza di ambienti e specie a forte rischio di conservazione, come SIC (Sito di Interesse Comunitario) “Alta Valle del Fiume Tammaro” e come ZPS (Zona di Protezione Speciale) “Invaso del Fiume Tammaro”.

Dal 2003 è un Oasi WWF con un estensione di oltre 1000 ettari ricadenti nei Comuni di Morcone e Campolattaro, in provincia di Benevento.

All’interno dell’Oasi si svolgono attività di educazione ambientale, culturali e ricreative, di monitoraggio dell’avifauna, escursioni e attività sportive.

L’Oasi Le Mortine è situata al confine tra Molise e Campania, nei comuni di Venafro e Capriati a Volturno, in provincia di Caserta ed è stata affidata alla gestione del WWF nel 1999.

Situata lungo il breve tratto del fiume Volturno che segna il confine tra Molise e Campania, l’Oasi Le Mortine occupa una lanca fluviale artificiale, creatasi in seguito alla costruzione di uno sbarramento per la produzione idroelettrica. Nell’Oasi Le Mortine sono presenti un giardino botanico, stagni didattici, percorsi Natura, capanni, bird watching, aree pic-nic attrezzate, percorsi ciclabili, noleggio bici, passeggiate a cavallo.

L’Oasi Torre di Mare è un’oasi di Legambiente che si trova lungo la costa della località Torre di Mare, nel comune di Capaccio Paestum, in Campania, ed è l’unico esempio in Campania di oasi marina protetta e di libero accesso che si estende per 20 ettari in circa 500 metri lineari.

La pineta è stata realizzata dai volontari di Legambiente nel 1997 per tutelare e preservare questa area dalle costruzioni abusive ed è tuttora gestita dall’ente Legambiente che ha predisposto una serie di importanti iniziative volte all’educazione ecologica, soprattutto dei più piccoli: laboratori, visite guidate ma anche attività di ricerca in collaborazione con i dipartimenti di biologia e agraria delle maggiori università italiane.

 

Se pensate che sia tutto, non temete! Questa è solo la prima parte delle bellezze naturali presenti in Campania.

Hetor ha in serbo altre chicche per voi che arriveranno nel prossimo articolo, così avrete la panoramica completa e potrete scegliere quali visitare per godere a pieno la natura incontaminata presente nella nostra regione.

STAY TUNED!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Open Data for the Campania Cultural Heritage

Final event of the “School-to-work Transition” projects in collaboration with Hetor

Some days ago, the University of Salerno held the final event of the “School-to-work Transition” projects.

The schools involved in the Hetor activities presented the achieved results of the work done during their experience.

The aim of the students was the promotion of the Campania Cultural Heritage. The scholars contributed to the creation of a series of datasets – published with an open licence – and the realization of some articles published on the Hetor website.

During the opening sessions, Professor Vittorio Scarano, IT Department, University of Salerno and ROUTE-TO-PA project coordinator, EU Horizon 2020, welcomed the participants, praising them for the success of the activities.

The event hosted some important national and international personalities of the Open Data world:

  • Francesca De Chiara (The Govlab Fellow at New York University & Researcher at Digital Commons Lab, Fondazione Bruno Kessler), Open Data expert since 2011, showed a video about the Open Government Partnership, in order to explain the origins of the debate around the Open Data and how governments use the public data to solve daily life problems, mentioning some collaborative platforms for the production of Open Data, such as OpenStreetMap and Wikimedia;
  • Conchita D’Ambrosio (ROUTE-TO-PA Ethical Advisor, Economics Professor at the University of Luxembourg), producer and user of Open Data, analyses how some particular events influence people, using and producing Open Data. During her speech, she pointed out the role of the students that have to face a considerable challenge due to the changes occurred to the world of work, and how experiences like that, which connect new technologies with Open Data, can be useful for them.
  • Jerry Andriessen (Wise & Munro – ROUTE-TO-PA WP 5 coordinator, The Hague, NL) showed the changes occurred to the ROUTE-TO-PA project over the years, analysing in particular the importance of the pilots’ activities.

Afterwards, the students took the floor, presenting their School-to-work transition experience in collaboration with Hetor.

The schools involved in the Hetor activities are:

  • I.I.S. “A.M. Maffucci” High School – Calitri (Av)
  • I.I.S.S. “G.B. Vico” High School – Nocera Inferiore (Sa)
  • I.S.I.S. “Ferraris – Buccini” High School – Marcianise (Ce)
  • Liceo Scientifico Statale “A. Diaz” High School – San Nicola La Strada (Ce)
  • Liceo Scientifico Statale “P.S. Mancini” High School – Avellino (Av)
  • “ProfAgri Salerno” High School – separate branch of Castel San Giorgio (Sa)

 

Students realized 36 datasets:

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In a second phase, students presented the posters, expressly created for the event, to the participants, explaining the process of datasets’ realization, from the sources research to the creation of the dataset and datalets.

 

At the conclusion of the posters’ presentation, Mirjam Pardijs (Wise & Munro,  e Learning research For understanding practices of learning, The Hague, NL), and Jerry Andriessen, praised the students for their works, emphasising the importance of their role within the ROUTE-TO-PA project and their abilities in using the SPOD Platform in a very productive way.

At the end of the event, Professor Vittorio Scarano congratulated the schools on their achieved results, conferring to each school a certificate of merit.

 

I giochi della tradizione

Oggi vi parleremo di un argomento estremamente interessante che appartiene alla nostra cultura popolare, i giochi della tradizione, grazie ai dati raccolti dal Prof. Raffaele Montoro, Simona Corrado Mancino e Antonella Martina Vicidomini in occasione dell’Open Data Challenge che ha coinvolto la città di Nocera Inferiore qualche mese fa.

Prima di presentarvi e analizzare i dati raccolti, vogliamo introdurre brevemente la storia e le origini dei giochi e la loro evoluzione.

Nel linguaggio attuale, il termine gioco viene associato a vari significati. In genere, comunque, per gioco si intende una attività liberamente scelta, praticata singolarmente o in gruppo da adulti e bambini allo scopo di svagarsi e divertirsi, sviluppando ed esercitando nello stesso tempo capacità fisiche, manuali e intellettive. Infatti, il gioco è un’attività molto utile che consente di rafforzare e di affinare, in maniera piacevole, le potenzialità del corpo e della mente.

Le origini del gioco sono antichissime e, come testimoniano vari ritrovamenti archeologici, diversi passatempi ancora oggi molto popolari hanno una storia millenaria. Analizzando gli affreschi e i mosaici antichi ospitati nei vari musei del mondo è possibile notare come gran parte degli attuali strumenti di gioco abbia un’origine molto remota.

Alcuni oggetti quali palle, corde, trottole, birilli ecc. erano già utilizzati migliaia di anni fa dai nostri antenati in tutto il mondo. Anche giochi più elaborati, come gli scacchi, il backgammon e il mah‒jong sono nati molto tempo fa.

In particolare, tra i resti della città di Ur, in Mesopotamia, è stata ritrovata una scacchiera con dadi e pedine, risalente al 2500 a.C. circa. Purtroppo non è possibile ricostruire con esattezza le regole di gioco del tempo poiché, nel passato, il gioco era considerato come una attività semplicemente di svago, dunque non vi sono molte testimonianze scritte a riguardo.

Una svolta significativa nella storia del gioco si è verificata con l’avvento della rivoluzione industrial, nella metà del XVIII secolo, quando sorsero le prime aziende costruttrici di giocattoli. Prima di allora, questi oggetti erano realizzati solo a livello artigianale e in quantità limitate.

Altre notevoli innovazioni che hanno contribuito all’evoluzione del gioco possono essere considerate l’ideazione dei cruciverba nel 1913, dei giochi in scatola nel 1935 e dei videogiochi nel 1971.

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In effetti, a partire dagli inizi degli anni ’70, con la diffusione dei videogiochi,  i giochi “di una volta” sono entrati sempre più in disuso fino a diventare semplici ricordi dei nostri nonni e della loro infanzia.

Tutto allora era semplice e sereno,

la vita si godeva nel suo pieno.

Giochi senza pretese,fatti di niente

ed erano tutto istinto e ardore,

fatti solo di entusiasmo e amore.

I giochi avevano una stagione:

d’estate la strascia, a primavera

si giocava tutti con l’aquilone:

si stava all’aperto fino a sera.

Gare di corsa e salti nell’inverno:

era un moto continuo e salutare

sempre a correre e a saltare.

Gaetano Giacinto Mancusi

 

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Eppure questi giochi racchiudono degli aspetti socio-culturali estremamente rilevanti e soprattutto hanno delle caratteristiche specifiche in base al luogo in cui venivano praticati. In particolare, i dati presi in considerazione riguardano il territorio campano. Le modalità di gioco, le regole e gli stessi nomi dei giochi, infatti, variano a seconda delle località.

 

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Gli oggetti, come abbiamo già visto, sono sempre stati utilizzati per giocare, fin dall’antichità. Tuttavia, molti giochi non prevedevano l’utilizzo di uno strumento ma piuttosto la presenza di altri partecipanti.

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Infatti, proprio come accade oggi con le console e i videogiochi online, i giochi potevano essere praticati singolarmente o in team e alcuni di loro richiedevano un numero minimo di partecipanti per poter essere intrapresi. 

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Il gioco, oggi, è considerato un’attività estremamente importante per l’uomo, capace di combattere la noia e la depressione. In particolare, i giochi di una volta costituiscono la memoria dell’uomo, della sua evoluzione ed è importante conservarne traccia poiché appartengono al nostro patrimonio storico-culturale.

 

 

L’Oasi protetta di Persano

Nel cuore della Riserva naturale Foce Sele – Tanagro si trova l’Oasi WWF di Persano, dichiarata zona umida di importanza Internazionale dalla Convenzione di Ramsar.

L’area è situata nei Comuni di Serre e Campagna (SA) ed ha un’estensione di 110 ettari, 70 dei quali occupati dal bacino idrico. L’Oasi, infatti, è stata istituita nel 1981 intorno ad un lago artificiale formatosi in seguito allo sbarramento del fiume Sele.

La presenza della diga, ultimata nel 1934, e del bacino artificiale hanno contribuito ad un’evoluzione dei sistemi naturali, attivando una serie di fenomeni quali esondazioni di piccola portata, formazione di specchi d’acqua secondari ed ambienti di notevole interesse naturalistico.

Il Consorzio di Bonifica Destra Sele che gestisce la diga, nel 1980 ha affidato al WWF il compito della gestione naturalistica dell’area.

L’Oasi e la confinante Tenuta Militare di Persano formano una grande isola verde le cui caratteristiche naturali si sono mantenute pressoché inalterate.

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Gli insediamenti più antichi nella zona sono stati ritrovati nelle zone interne collinari e sembrano risalire alla media età del bronzo.

Ai tempi dei Romani, l’area già aveva una certa importanza, testimoniata dalla presenza del santuario di Hera Argiva; mentre in epoca coloniale fu teatro dei passi più significativi della storia di Posidonia-Paestum.

L’evoluzione del paesaggio della pianura alluvionale del Sele ha seguito per secoli le dinamiche del fiume, restando una zona pressoché invariata dal punto di vista vegetale e faunistico, fino alla fine del XIX secolo.

Infatti, nel ‘700, tale ricchezza vegetale e l’abbondanza di animali indussero i Borboni a eleggere Persano “sito reale”: l’area, dunque, divenne un territorio riservato alla caccia del re.

A partire dal 1885, con la bonifica della palude costiera, si sono avviate una serie di trasformazioni proseguite fino agli anni ’30. L’area di Persano, insieme a poche altre, è sfuggita alla trasformazione generalizzata del XX secolo, preservando i boschi umidi planiziali che ospitano una fauna particolarmente ricca di specie, anche rare come la lontra.

 

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L’area è conosciuta soprattutto per la presenza di questo animale, che costituisce il simbolo dell’Oasi e motivo principale della sua istituzione. Il bacino del Sele, infatti, è uno degli ultimi rifugi per la lontra, il mammifero terrestre più raro d’Italia e ad alto rischio di estinzione, che merita adeguate azioni di conservazione.

Tuttavia, la lontra non è l’unico animale che è possibile incontrare nell’area. L’Oasi, essendo un’area umida, costituisce un riparo ed un punto di ristoro per gli uccelli: finora sono state segnalate 184 specie.

Inoltre, all’interno dell’Oasi e nei suoi immediati dintorni si può apprezzare un diversificato mosaico vegetazionale costituito da un gran numero di ambienti erbacei, arborei ed arbustivi che sono alla base della grande biodiversità che caratterizza l’area.

E’ possibile visitare l’area accompagnati dalla guida, raggiungendo il Sentiero Natura all’interno del territorio protetto, lungo il quale vengono accompagnati i visitatori in base alle loro esigenze e conoscenze naturalistiche.

I periodi piu’ interessanti per le osservazioni sono l’autunno, quando si raggiunge la massima concentrazione di uccelli acquatici svernanti, e la primavera, quando il paesaggio si colora con le fioriture dei prati.

 

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Dal 1 Marzo, è possibile visitare l’Oasi secondo alcuni giorni e orari prestabiliti. In particolare:

  • per i gruppi organizzati e le scuole, è possibile fare delle visite guidate su prenotazione, tutti i giorni in orario da concordare. La visita dura circa due ore e mezza.
  • per il pubblico, è possibile effettuare le visite guidate tutti i giorni su prenotazione, dalle 10.00 alle 15.00 nel periodo invernale (ottobre-maggio) e dalle 9.00 alle 17.00 nel il periodo estivo (giugno-settembre).

Per fotografi e birdwatcher sono previsti ingressi eccezionali, in alcuni periodi, da concordare con la direzione.

Per maggiori informazioni, potete visitare la pagina Facebook dedicata all’Oasi.

 

 

Progetto Bellezz@ 2017 – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati

273 interventi in tutta Italia: oltre 150 milioni di euro per valorizzare i piccoli gioielli italiani

Per i beni culturali il 2017 si è chiuso in bellezza: il 29 dicembre è stato pubblicato l’elenco degli interventi approvati per recuperare i luoghi della cultura dimenticati.

Circa 150 milioni di euro sono i fondi approvati dalla Commissione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali per finanziare i 273 siti di interesse culturale, sparsi in tutte le regioni d’Italia.

La spesa e lo sforzo sono significativi: i fondi saranno adoperati per il recupero e la valorizzazione di siti storici dimenticati, trascurati o abbandonati, per far si che non vengano esclusi dalle bellezze che il nostro territorio ha da offrire, attraverso degli interventi ad hoc.

Risultano interessanti anche le modalità di candidatura di questi siti, che prevedevano segnalazioni dal basso: infatti i luoghi da valorizzare sono stati individuati grazie all’aiuto dei cittadini.

 

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Numerosi sono i siti culturali che verranno finanziati in Campania.

Tra le migliaia di progetti segnalati, 10 sono stati riconosciuti alla provincia di Salerno, 4 a Napoli, 3 ad Avellino, 2 a Caserta e 1 a Benevento, per un totale di circa 15 milioni di euro.

 

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Dai dati emerge che, nonostante il numero di siti finanziati in Campania sia minore rispetto alle prime due regioni in classifica (35 per la Toscana, 31 per la Lombardia contro i  20 per la Campania), il totale dei finanziamenti è tra i più alti a livello nazionale.

 

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La Provincia di Salerno è il territorio a cui è stata riconosciuta la fetta più grande dei finanziamenti della Campania, con oltre 10 milioni di euro totali.

Tra i progetti approvati c’è un maxi intervento presso la Villa Romana di Positano, stanziamento che permetterà di continuare gli scavi e, in Costiera Amalfitana, più precisamente nel comune di Praiano, dove i fondi saranno utilizzati per il progetto NaturArte. Per il Convento di San Francesco d’Assisi di Bracigliano,  piccolo comune della provincia, è stato finanziato un progetto da 94.632 euro che prevede il recupero e la valorizzazione della chiesa, luogo di incontro spirituale e, soprattutto, punto di ritrovo della comunità per eventi e manifestazioni.

Convento di San Francesco d’Assisi di Bracigliano

 

Tra gli interventi finanziati, anche tre progetti localizzati in provincia di Avellino per un totale di quasi 3,5 milioni di euro.

Nel dettaglio, a Vallesaccarda sono destinati 1.500.000 euro per la villa comunale; a Montemarano 1.683.000 euro per la Cripta medievale e la Cattedrale; a Fontanarosa 246.600 euro per Il “Carro”, un obelisco straordinario in legno, alto 28 metri, rivestito in paglia e montato su un carro agricolo che il 14 agosto viene tirato dai buoi in onore della Madonna della Misericordia, una delle manifestazioni più rappresentative  della cultura contadina dell’Irpinia.

 

Carro di Fontanarosa, 2015

 

Nella provincia di Napoli, tra i 273 siti di cui verrà sovvenzionato il recupero, troviamo il Sentiero della collina di Montevico “Progetto Mesa Lakkos”, che si è classificato al 53° posto con un finanziamento previsto di 116.000 euro. Un successo dell’Associazione Anusia che, dopo diversi tentativi, è riuscita finalmente nel suo scopo: ridare dignità a uno dei luoghi più sbalorditivi dell’isola d’Ischia.

 

Lacco Ameno – Isola di Ischia

Nella Penisola Sorrentina, parte dei finanziamenti è stata elargita per interventi su Villa Fondi de Sangro a Piano di Sorrento, mentre la restante parte è destinata alla Congrega del Corpo di Cristo, all’interno della Chiesa Collegiata di Santa Sofia a Giugliano e al Santuario Madonna degli Angeli di Cicciano.

 

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Gli interventi finanziari previsti nella provincia di Caserta sono destinati al Palazzo Ducale di Pietramelara e alla Fontana Carolina di San Tammaro, un tempo direttamente connessa al maestoso Acquedotto Carolino, edificata nella prima metà del 1700 per volere di Ferdinando di Borbone, in passato vittima di atti di vandalismo e che oggi versa oggi nel degrado più totale.

Nella provincia di Benevento i fondi, 356.714 euro, sono stati concessi ad un solo sito, quello delle vasche termali del Parco Bagni Vecchi di Telese Terme, meglio noto come Antiche Terme Jacobelli. Le terme furono fondate nel 1861 dal Cav. Achille Jacobelli e, dopo alterne vicende, furono abbandonate fino al 2008 quando vennero ristrutturate con fondi del P.O.R. Campania e vennero trasformate in un parco naturale. Con questo progetto si intendono risolvere alcuni inconvenienti tecnici, come l’oscillazione delle falde acquifere, che non hanno garantito il corretto funzionamento del sito.

 

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Questa iniziativa sembra andare in una direzione molto positiva per lo sviluppo territoriale in quanto sposta i riflettori dai grandi attrattivi verso siti meno conosciuti, che una volta visitati non lasciano indifferenti, valorizzando i luoghi della memoria delle comunità locali.

L’elenco completo è disponibile qui. Ma le informazioni mancanti sono ancora tante.

Contribuisci anche tu alla produzione di dati per la cultura!

Vai su Spod e partecipa alla discussione. E se sei interessato, puoi creare in prima persona i dati, collaborando alla rinascita di questi luoghi culturali dimenticati.

 

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Natale in Campania: le specialità della tradizione da non perdere

Il Natale è alle porte e il panettone dietro l’angolo… E se vi dicessi che in Campania ci sono oltre 20 specialità natalizie da poter gustare?! Non vi viene voglia di assaggiarle tutte?!

In effetti, la Campania è rinomata in tutto il mondo per i suoi prodotti tipici, e le ricette per la loro preparazione costituiscono un tesoro inestimabile della tradizione locale.

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Struffoli

Tra le specialità natalizie più conosciute e diffuse nell’intera regione troviamo sicuramente gli struffoli, un dolce antichissimo portato a Napoli dai Greci al momento della fondazione di Partenope. Infatti, l’origine del nome deriva molto probabilmente dal termine greco strongulus che vuol dire “arrotondato”, palese richiamo alla loro forma.

Secondo l’antichissima ricetta, gli INGREDIENTI sono:

  • farina
  • uova
  • burro
  • latte
  • limone grattugiato
  • sale
  • vaniglia o vanillina

PROCEDIMENTO:

L’impasto viene lavorato a lungo per poi essere tagliato in pezzetti piccoli che vengono modellati a forma di palline che vanno fritte in olio e poi miscelate al miele e, infine, guarnite con pezzetti di frutta candita e confetti colorati. Che bontà!

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Roccocò

Un altro dolce della tradizione, immancabile sulle tavole delle famiglie campane nel periodo natalizio, è sicuramente il roccocò.

In questo caso, l’etimologia della parola roccocò rimanda a “roccia artificiale” e si riferisce alla sua particolare consistenza. Si tratta, infatti, di un biscotto secco e molto duro, dall’aspetto quasi marmoreo, di forma circolare, prodotto in tutta la regione.

La ricetta originale prevede i seguenti INGREDIENTI:

  • farina
  • zucchero
  • mandorle (tritate e intere)
  • pepe bianco
  • chiodi di garofano
  • scorze di agrumi canditi
  • buccia grattuggiata di arancio
  • estratto di cannella
  • una goccia di ammoniaca

PROCEDIMENTO:

Per ottenere il roccocò tradizionale, la pasta va lavorata su un piano ampio su cui va disposta la farina “a fontana” al cui centro vanno aggiunti tutti gli ingredienti e, infine, le mandorle precedentemente tostate e tritate, insieme alle altre lasciate intere. La base va lavorata a lungo, aggiungendo continuamente acqua fino ad ottenere una consistenza abbastanza dura da non attaccarsi al piano di lavoro. La pasta ottenuta va divisa in piccoli pezzi che vanno chiusi a ciambella, spennellati con l’uovo e infornati per circa 10 minuti fino a che non raggiungono la tipica colorazione bruna.

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Mustaccioli

In Campania non è Natale senza i mustaccioli! Questi dolci di antichissima tradizione, citati in numerose opere letterarie e teatrali campane, hanno una forma romboidale e, secondo alcuni, il loro nome deriva proprio dalla loro somiglianza ai “mustacchi”, i baffi folti e lunghi che portavano i nobili in passato. Secondo altre fonti, invece, il termine deriverebbe dalla parola “mosto”, un ingrediente usato nelle antiche ricette contadine per addolcire questi biscotti.

I mustaccioli possono avere diversa consistenza, a seconda delle varianti locali, e la ricetta originale prevede i seguenti INGREDIENTI:

  • miele
  • farina
  • acqua
  • lievito
  • cacao
  • miscela di spezie (cannella, chiodi di garofano, noce moscata, cardamomo)

PROCEDIMENTO:

Per ottenere degli ottimi mustaccioli, dopo la lavorazione degli ingredienti, la pasta va lasciata riposare e poi cotta in forno. Alla fine, i dolci vengono ricoperti di glassa al cioccolato o, nelle varianti nate negli ultimi anni, di glassa al cioccolato bianco o una glassa di zucchero e canditi.

Questi sono solo alcuni dei prodotti della tradizione campana che si possono acquistare in tutti i laboratori artigianali durante il periodo natalizio.

Infatti, in pochi sanno che oltre a queste bontà, esistono molte altre prelibatezze preparate appositamente durante le feste natalizie che costituiscono piatti della tradizione di tutta la regione, come:

  • Calzoncelli
  • Susamielli
  • Divino amore

Altri sono prodotti solo in alcune province, ad esempio:

  • Castagna infornata – Avellino
  • Panesillo di Ponte – Benevento
  • Pizza figliata – Caserta
  • Cartellate con mosto – Napoli
  • Pasticella di Acerno – Salerno
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Se siete curiosi e desiderate gustare queste e molte altre specialità, non vi resta che fare un salto in Campania per Natale!
Sarete accolti calorosamente e di sicuro non andrete via a stomaco vuoto!

Inviateci ricette, foto o, ancor meglio, qualche dolcino natalizio.

Buone feste dal team di Hetor!

Alla scoperta di Laviano

Laviano ha origini molto antiche: i suoi inizi si fanno risalire ai Sabini e viene definito l’ultimo villaggio degli Ursentini. Infatti, lo stesso nome Lavianum sarebbe un termine sabino che sta ad indicare il feudo della gens Lavia. Inoltre alcuni ritrovamenti archeologici nell’alta valle del Sele testimoniano la presenza di popolazioni sannitiche già dal V sec. a. C.

La posizione geografica di Laviano, incuneato tra Lucania e Irpinia, è una delle principali ragioni del carattere schivo e taciturno dei suoi abitanti. In effetti, questo piccolo paese ha avuto una propria e marcata identità locale fino all’avvento dell’emigrazione di massa, tra gli anni ’50 e ’60, che portò alla dispersione dei lavianesi nei cinque continenti.

Il terremoto del 23 novembre 1980, che raggiunse un’intensità pari al X grado della scala MSC, spezzò oltre 300 vite umane, inferendo una ferita indelebile e definitiva al paese e alla sua identità. Questa comunità e’ rimasta per anni spaesata e addirittura il paese originario, incastonato fino ad allora lungo il pendio collinare, è stato cancellato e l’assetto morfologico del suo territorio completamente stravolto.

Il nuovo paese, ricostruito in una zona contigua, non ha le stesse caratteristiche dell’antico abitato. Le uniche testimonianze superstiti dell’antico borgo sono rappresentate dal Castello, dalla Chiesa di santa Maria della Libera e da qualche abitazione che sorgeva intorno alla fortificazione.

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Il Castello, risalente al periodo normanno, per volere del conte Guglielmo venne costruito in posizione strategica in modo da facilitare sia l’osservazione che la difesa, e cioè alla sommità del promontorio, a picco sulla rupe dell’Olivella e sul vallone. Esso era munito di un fossato con un ponte in pietra, nonché di un avamposto verso il nucleo abitato che, fino al sisma del 1980, era incastonato lungo il pendio collinare sottostante.

La fortificazione, infatti, pur avendo subito nel corso dei secoli ampliamenti e ristrutturazioni, aveva conservato, sino a quel momento, l’aspetto prevalentemente difensivo.

Il Castello di Laviano si inserisce nel sistema di fortificazioni normanne e sveve realizzate a partire dal X sec. spesso su preesistenti insediamenti difensivi, lungo l’alta valle del Sele ed in Basilicata a ridosso delle vie di comunicazione con la Puglia.

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Nonostante i crolli determinati dagli ultimi terremoti e le attuali precarie condizioni statiche, il Castello di Laviano costituisce tuttora una delle testimonianze più significative dell’architettura fortificata presente nell’alto Sele.

 

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A seguito del terremoto sono stati attuati alcuni interventi di conservazione e restauro del Castello.

Le opere sino ad ora realizzate hanno consentito di rendere leggibile l’impianto generale del complesso monumentale, riproponendone una significativa riconfigurazione e il recupero di alcuni locali che oggi è possibile visitare.

Tuttavia, il restauro è ancora lontano dall’essere completato.

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L’importanza di Laviano non risiede solamente nella sua storia ma anche nel suo territorio: il paese, insieme ai comuni di Valva e Colliano, è parte integrante della “Riserva Naturale Monte Eremita-Marzano”, un Sito di Importanza Comunitaria, nonché una delle aree naturali protette della Regione Campania.

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La Riserva naturale Monti Eremita-Marzano è stata istituita nel 1993 e ospita diversi sentieri CAI, monumenti e luoghi di interesse, tra cui il Ponte Tibetano, sospeso a quasi 80 metri di altezza, inaugurato nel 2015.

Il ponte collega ad una fitta rete di sentieri naturalistici e panorami mozzafiato e si trova nei pressi del Castello. Le gole sovrastate dal ponte, conosciute con il nome di “laguna blu della valle del Sele”, si prestano benissimo ad avventurosi itinerari in canoa, da intraprendere in compagnia di guide esperte.

 

Ponte Tibetano, situato nella Riserva naturale Monti Eremita-Marzano

Il ponte tibetano costituisce un elemento importante grazie al quale è possibile attrarre sempre maggiori turisti e far conoscere le bellezze di questi territori. Esso può essere quasi considerato come un ponte della memoria, che riconduce ad un luogo simbolico e ricco di storia: un castello in rinascita, a difesa del passato e dell’identità della comunità di Laviano.

In occasione dell’anniversario del terremoto del 23 novembre 1980, un pensiero va alle vittime di questa tragedia che ha colpito il sud Italia, in particolare le regioni della Campania e della Basilicata.

 

 

Grande partecipazione all’evento finale dell’IIS A. M. Maffucci di Calitri

Questa mattina, nell’Aula Magna della sede dei Licei artistico e scientifico dell’IIS A. M. Maffucci di Calitri sono stati presentati i progetti degli studenti impegnati nelle attività di alternanza scuola – lavoro in collaborazione con il progetto Hetor.

I ragazzi si sono occupati della realizzazione di dataset Open sulle risorse culturali di Calitri e dell’Alta Irpinia.

I progetti dei circa 40 studenti coinvolti sono:

  • Chiese e luoghi artistici del comune di Calitri, realizzato dal gruppo di studenti: Marialaura Russo, Azzurra Metallo, Francesca Lanza, Maria Lucia Araneo;
  • Storia locale di Bisaccia – Rivista “La Torre”, realizzato da Roberta Formiglio, Pia Gargano, Manuela Maffucci, Giusi Mastrullo;
  • Casali ed edifici antichi del Comune di Calitri, realizzato da Yuri Andriaccio, Angelo Buscetto, Vito Calabrese, Simone Zotta;
  • Arti e mestieri antichi del museo Beniamino Tartaglia di Aquilonia – Sezione Mestieri, realizzato dal gruppo di studenti: Annamaria Calia, Natasha Cignarale, Vanessa Tartaglia, Federica Daniele;
  • Arti e mestieri antichi del museo Beniamino Tartaglia di Aquilonia – Sezione Attrezzi, realizzato da Gabriele Lotrecchiano , Emmanuel Balestrieri , Antonio Coppola, Federico Calabrese;
  • Usi e costumi dell’Alta Irpinia, realizzato dagli studenti: Angela Tartaglia, Agostino Terlizzi, Luca Rubino, Asmaa Ben Sellam, Enzo Russo;
  • Aziende agricole dell’Alta Irpinia, realizzato dal gruppo di studenti: Florindo Maffucci, Gaetano Acocella, Simone Ziccardi, Mauricio Cappiello, Luigi D’Antuono, Vincenzo Galgano, Alessio Cristiano, Stefano Angelillo, Simone Graziano, Serena Tozzi, Michele Federici, Francesco De Luca, Ilaria Graziano, Vita Grieco, Milena Castellano.

Il primo progetto si è proposto di ricercare e catalogare i siti artistici del territorio di Calitri, tra cui chiese e cappelle, al fine di valorizzare queste risorse talvolta dimenticate o non adeguatamente considerate.

Gruppo Chiese e luoghi artistici

Il secondo progetto, si è concentrato sull’analisi e sulla classificazione degli articoli dell’unica raccolta rimasta della rivista “La Torre”. L’intento è stato quello di valorizzare ciò che il territorio dell’Alta Irpinia ha da offrire culturalmente, tramite quest’importante fonte di informazioni e tradizioni. Gli studenti hanno anche intervistato uno dei redattori del giornale, Mimmo Vivolo, per approfondire alcuni argomenti, mostrando quindi un vivo interesse nell’attività svolta.

Gruppo Storia locale di Bisaccia

Il terzo gruppo si è occupato dei Casali e degli edifici antichi presenti nel territorio del comune di Calitri per valorizzare le risorse minori e meno conosciute del territorio, riportando alcune fonti orali, testimonianza importante del passato.

Gruppo Casali ed edifici antichi

I due dataset sugli attrezzi e i mestieri presenti all’interno del Museo Beniamino Tartaglia di Aquilonia sono stati presentati insieme da alcuni dei ragazzi alla presenza dei responsabili del Museo, Alessandro Annunziata e Gerarda Coppola, che durante le attività hanno dato piena disponibilità agli studenti per visitare, catalogare e fotografare le varie sale del Museo. Inoltre, uno degli studenti, Yuri Andriaccio, ha presentato un lavoro svolto in autonomia riguardante il Museo, mostrando spiccate doti informatiche e una forte passione per il progetto.

 

Gruppo del Museo Beniamino Tartaglia – Arti e Mestieri

Il gruppo successivo ha presentato il progetto riguardante gli Usi e i costumi appartenenti ai territori dell’Alta Irpinia, evidenziando alcuni aspetti culturali molto importanti.

Gruppo usi e costumi

Infine, l’ultimo progetto, si è occupato della catalogazione delle aziende agricole dell’ Alta Irpinia, ponendo le basi per un possibile approfondimento dell’argomento e per una proficua collaborazione tra scuola e aziende del territorio. I ragazzi hanno realizzato il dataset con l’aiuto di due agronomi, Vincenzo Di Masi e Marta Marino, che si sono resi disponibili per approfondire alcuni argomenti affrontati dagli studenti.

 

Gruppo Aziende Agricole

 

Tutti i gruppi hanno sottolineato l’aspetto importante del progetto e della piattaforma SPOD, grazie alla quale i ragazzi hanno riscoperto le proprie origini, valorizzando il proprio territorio.

Inoltre, è stato posto l’accento sull’importanza della fusione tra beni culturali e tecnologia, un aspetto affrontato anche dalle personalità che hanno partecipato all’evento, tra cui: il Dirigente Scolastico prof. Gerardo Vespucci, il sindaco di Calitri Michele Di Maio e il prof. Vittorio Scarano, docente di informatica presso l’Università degli Studi di Salerno e coordinatore del progetto ROUTE-TO-PA.

Alla presentazione hanno partecipato anche le prof.sse Marialuisa Giannone, Mirella Ramundo e Cecilia Maria Colombini, coordinatrici  delle attività di Alternanza scuola – lavoro e figure essenziali per la buona riuscita del progetto.

Gli interventi delle varie personalità che hanno partecipato all’evento

I lavori dei ragazzi sono presenti e liberamente consultabili sul nostro sito, sulla pagina appositamente dedicata alle attività dell’IIS A. M. Maffucci di Calitri.