Grande partecipazione all’evento finale dell’IIS A. M. Maffucci di Calitri

Questa mattina, nell’Aula Magna della sede dei Licei artistico e scientifico dell’IIS A. M. Maffucci di Calitri sono stati presentati i progetti degli studenti impegnati nelle attività di alternanza scuola – lavoro in collaborazione con il progetto Hetor.

I ragazzi si sono occupati della realizzazione di dataset Open sulle risorse culturali di Calitri e dell’Alta Irpinia.

I progetti dei circa 40 studenti coinvolti sono:

  • Chiese e luoghi artistici del comune di Calitri, realizzato dal gruppo di studenti: Marialaura Russo, Azzurra Metallo, Francesca Lanza, Maria Lucia Araneo;
  • Storia locale di Bisaccia – Rivista “La Torre”, realizzato da Roberta Formiglio, Pia Gargano, Manuela Maffucci, Giusi Mastrullo;
  • Casali ed edifici antichi del Comune di Calitri, realizzato da Yuri Andriaccio, Angelo Buscetto, Vito Calabrese, Simone Zotta;
  • Arti e mestieri antichi del museo Beniamino Tartaglia di Aquilonia – Sezione Mestieri, realizzato dal gruppo di studenti: Annamaria Calia, Natasha Cignarale, Vanessa Tartaglia, Federica Daniele;
  • Arti e mestieri antichi del museo Beniamino Tartaglia di Aquilonia – Sezione Attrezzi, realizzato da Gabriele Lotrecchiano , Emmanuel Balestrieri , Antonio Coppola, Federico Calabrese;
  • Usi e costumi dell’Alta Irpinia, realizzato dagli studenti: Angela Tartaglia, Agostino Terlizzi, Luca Rubino, Asmaa Ben Sellam, Enzo Russo;
  • Aziende agricole dell’Alta Irpinia, realizzato dal gruppo di studenti: Florindo Maffucci, Gaetano Acocella, Simone Ziccardi, Mauricio Cappiello, Luigi D’Antuono, Vincenzo Galgano, Alessio Cristiano, Stefano Angelillo, Simone Graziano, Serena Tozzi, Michele Federici, Francesco De Luca, Ilaria Graziano, Vita Grieco, Milena Castellano.

Il primo progetto si è proposto di ricercare e catalogare i siti artistici del territorio di Calitri, tra cui chiese e cappelle, al fine di valorizzare queste risorse talvolta dimenticate o non adeguatamente considerate.

Gruppo Chiese e luoghi artistici

Il secondo progetto, si è concentrato sull’analisi e sulla classificazione degli articoli dell’unica raccolta rimasta della rivista “La Torre”. L’intento è stato quello di valorizzare ciò che il territorio dell’Alta Irpinia ha da offrire culturalmente, tramite quest’importante fonte di informazioni e tradizioni. Gli studenti hanno anche intervistato uno dei redattori del giornale, Mimmo Vivolo, per approfondire alcuni argomenti, mostrando quindi un vivo interesse nell’attività svolta.

Gruppo Storia locale di Bisaccia

Il terzo gruppo si è occupato dei Casali e degli edifici antichi presenti nel territorio del comune di Calitri per valorizzare le risorse minori e meno conosciute del territorio, riportando alcune fonti orali, testimonianza importante del passato.

Gruppo Casali ed edifici antichi

I due dataset sugli attrezzi e i mestieri presenti all’interno del Museo Beniamino Tartaglia di Aquilonia sono stati presentati insieme da alcuni dei ragazzi alla presenza dei responsabili del Museo, Alessandro Annunziata e Gerarda Coppola, che durante le attività hanno dato piena disponibilità agli studenti per visitare, catalogare e fotografare le varie sale del Museo. Inoltre, uno degli studenti, Yuri Andriaccio, ha presentato un lavoro svolto in autonomia riguardante il Museo, mostrando spiccate doti informatiche e una forte passione per il progetto.

 

Gruppo del Museo Beniamino Tartaglia – Arti e Mestieri

Il gruppo successivo ha presentato il progetto riguardante gli Usi e i costumi appartenenti ai territori dell’Alta Irpinia, evidenziando alcuni aspetti culturali molto importanti.

Gruppo usi e costumi

Infine, l’ultimo progetto, si è occupato della catalogazione delle aziende agricole dell’ Alta Irpinia, ponendo le basi per un possibile approfondimento dell’argomento e per una proficua collaborazione tra scuola e aziende del territorio. I ragazzi hanno realizzato il dataset con l’aiuto di due agronomi, Vincenzo Di Masi e Marta Marino, che si sono resi disponibili per approfondire alcuni argomenti affrontati dagli studenti.

 

Gruppo Aziende Agricole

 

Tutti i gruppi hanno sottolineato l’aspetto importante del progetto e della piattaforma SPOD, grazie alla quale i ragazzi hanno riscoperto le proprie origini, valorizzando il proprio territorio.

Inoltre, è stato posto l’accento sull’importanza della fusione tra beni culturali e tecnologia, un aspetto affrontato anche dalle personalità che hanno partecipato all’evento, tra cui: il Dirigente Scolastico prof. Gerardo Vespucci, il sindaco di Calitri Michele Di Maio e il prof. Vittorio Scarano, docente di informatica presso l’Università degli Studi di Salerno e coordinatore del progetto ROUTE-TO-PA.

Alla presentazione hanno partecipato anche le prof.sse Marialuisa Giannone, Mirella Ramundo e Cecilia Maria Colombini, coordinatrici  delle attività di Alternanza scuola – lavoro e figure essenziali per la buona riuscita del progetto.

Gli interventi delle varie personalità che hanno partecipato all’evento

I lavori dei ragazzi sono presenti e liberamente consultabili sul nostro sito, sulla pagina appositamente dedicata alle attività dell’IIS A. M. Maffucci di Calitri.

 

 

 

Open Data Challenge: Nocera Treasure Hunt

Some days ago a new exciting initiative started, in collaboration with the Hetor Project: Open Data Challenge: Nocera Treasure Hunt.

The opening event has been held in the Municipal Library of Nocera Inferiore and it is part of the “Open Data for the Campania Region Cultural Heritage” project, organized by EU H2020 ROUTE-TO-PA Project within the DATABENC Technological district (High Technology Consortium for Cultural Heritage). 

The main objective concerns the Cultural Heritage of Nocera Inferiore, one of the greatest city situated in the province of Salerno, in the south of Italy.

The aim of the hunt is the promotion of the territory via the use of Open Data, co-creating a series of data freely accessible by anyone, which are able to tell a story about the city, revealing some new aspects that even local communities and native citizens didn’t know before!

Data will be collected on the Social Platform for Open Data SPOD, which allows interactions among citizens concerning the open datasets, discussing in private and public rooms.

The event hosted the Council member for Youth Culture and Politics Federica Fortino, Doctor Giuseppina Salomone, Medical director of Mental Health Department in Salerno, Professor Teresa De Caprio, School Head of G.B. Vico High School in Nocera Inferiore and the Professor Vittorio Scarano, from the IT Department – University of Salerno and ROUTE-TO-PA project coordinator.

Furthermore, numerous local associations and citizens have actively participated to the debate.

Discussion has been moderated by Ms Nicla Iacovino, the Municipal Library director.

If you like being challenged, visit our Facebook page or contact us to our email address: hetor@routetopa.eu.

Furthermore, we would like to remember you that SPOD is freely accessible to anyone.

Join us!

 

Il torrone, che passione, se è campano ancor di più!

Le origini del torrone

Le origini del torrone sono molteplici e contraddittorie e sembra che molti ne rivendichino la paternità.

Secondo alcuni, il torrone avrebbe la stessa provenienza della mandorla, suo principale ingrediente, ossia la Cina. Secondo altri, si pensa piuttosto che le origini siano romane, come testimoniano vari scritti, tra cui il De Re coquinaria di Marco Gavio Apicio, risalente alla fine del I sec. in cui si parla di un dolce a base di albume, miele e mandorle.

Tuttavia, l’ipotesi più accreditata vuole che il torrone abbia origini arabe. A supporto di questa tesi vi sarebbe il De medicinis et cibis semplicibus, un trattato dell’XI secolo scritto da un medico arabo, in cui è citato il turun. Gli Arabi portarono questo dolce lungo le coste del Mediterraneo in particolare in Spagna e in Italia. Ma le prime attestazioni certe della versione spagnola del torrone risalgono al XV secolo, quando a Benevento era già più che conosciuto.

 

 

‘Cupeta’ o torrone?

Infatti, la “cupedia”, o “cupeta”, è considerata come l’antenato del torrone di Benevento ed era già conosciuta al tempo dei Romani: secondo alcuni scritti di Tito Livio, la sua paternità è addirittura attribuita ai Sanniti; mentre il poeta latino Marco Valerio Marziale, tra i 5 prodotti rappresentativi di Benevento nel I secolo cita anche la “cupedia”. Il termine deriva dalla parola latina cupida che significa “desiderata”.

La classica cupeta è composta da miele, albume d’uovo, mandorle o nocciole, amalgamati tra loro e cotti a bagnomaria e viene prodotta dai cosiddetti “cupetari, i venditori ambulanti di torrone, famosi e apprezzati in tutto il mondo per la loro rinomata capacità artigianale di produrre innumerevoli tipologie di torrone, ancora oggi vanto per la Campania, venduto durante le fiere di paese e le feste patronali.

Il termine “torrone”, invece, deriverebbe dal latino “torreo”, che significa “abbrustolire”, con riferimento alla tostatura delle nocciole e delle mandorle, e non è altro che una versione più raffinata della cupeta, ricoperto da naspro o da grana di zucchero.

Il torrone si diffonde nel XVII secolo in tre varianti:

  • con copertura al cioccolato, limone o caffè;
  • arricchito con confetti cannellini;
  • con una composizione di zucchero liquefatto, pinoli e frutta sciroppata.

Nel XIX secolo nascono altre tipologie, tra cui quello “della Regina”, destinato alla golosità di Ferdinando I di Borbone. Il torrone, così, diviene un dolce sempre più richiesto fino ad arrivare agli inizi del ‘900 ad un forte incremento della produzione e alla costituzione di un vero e proprio Consorzio delle Fabbriche Riunite del Torrone di Benevento.

 

Il torrone in Campania

In Campania, la produzione del torrone è molto diffusa ma vi sono due province, in particolare, dove è possibile gustare delle eccellenti varietà di questo prodotto, rinomate a livello nazionale ed internazionale.

 

 

Benevento

A Benevento, è da sempre diffusissima la produzione del torrone, attività che si è poi estesa a tutta la provincia. Se parliamo di “Torrone di Benevento“, oggi ci riferiamo a diverse varietà: quello bianco con mandorle, il torrone cupedia bianco con nocciole, quello bianco morbido con mandorle; ma una delle varianti più rinomate nasce nel 1891 a San Marco dei Cavoti, il “croccantino”, costituito da zucchero, mandorle e nocciole tritate e ricoperto da cioccolato fondente.

Il Torroncino croccantino deve il suo successo, oltre che alla qualità, anche alla pezzatura; infatti ogni torroncino pesa circa 15 gr. ed è incartato singolarmente e, quindi, si presta ad essere gustato facilmente in ogni occasione.

Questi torroni di gusti diversi condividono alcune qualità caratterizzanti: sono molto asciutti, dolci e friabili e hanno il pregio di utilizzare e valorizzare alcune produzioni locali minori, come ad esempio il miele, rappresentando, perciò, anche un importante fattore di permanenza sul territorio.

Avellino

In Irpinia, a partire dagli inizi del Novecento, “ ‘a Cupeta” ha deliziato i palati dei tanti pellegrini che raggiungevano a piedi il Santuario di Montevergine.

Questa tradizione, con il trascorrere del tempo, si è consolidata nella cultura dolciaria dell’area di Ospedaletto d’Alpinolo. Lungo il percorso, conosciuto come la “Juta a Montevergine”, affrontato dai pellegrini, erano presenti dei laboratori artigianali dove era possibile assaggiare, tra le tante bontà dolciarie, il torrone.

Sempre tra i torroni della tradizione locale sono da annoverare lo “spantorrone di Grotta”, tipico pan torrone molto friabile al taglio, e il “torrone di castagne” della zona di Montella, Bagnoli e Cassano Irpino, arricchito dalla farcitura a base di castagne.

 

Ricetta originale

La ricetta originaria del torrone prevede come ingredienti di base: miele, bianco d’uovo, nocciole e mandorle sapientemente miscelati.

Il procedimento avviene utilizzando la torroniera, dove miele e zucchero vengono riscaldati fino a 80°C e, mentre la torroniera viene fatta girare a marcia veloce, si aggiunge l’albume d’uovo sciolto in acqua, preparato il giorno precedente. L’ultima fase avviene con la torroniera alla velocità minima e vede l’aggiunta di zucchero a velo spolverato, vaniglia, nocciole e mandorle, opportunamente preriscaldate, perché abbiano la stessa temperatura dell’impasto; il tutto viene prodotto in grosse lastre che vengono poi spaccate in pezzi per essere vendute.

Ad oggi, la produzione è davvero molto varia e ampia tra coperture, farciture, formati, nelle varianti di torroni morbidi, duri e pantorroni.

Infatti, per la produzione del torrone in Campania vengono utilizzati una serie di prodotti certificati che rendono questo dolce ancora più pregiato, come la nocciola di Giffoni e la castagna di Montella, entrambe IGP.

 

Alcune curiosità legate al torrone

A Nola (Na), in occasione della Festa di San Felice c’è una particolare tradizione conosciuta come “il tutero e l’ombrello”, una consuetudine che riconosce come specialità gastronomica della festa un particolare tipo di torrone, duro e dalla forma allungata, il “tutero”, che in abbinamento all’ombrello rappresenta simbolico omaggio di prosperità e protezione da parte dell’uomo alla sua donna. Una delle più sentite tradizioni di Nola, tuttora perpetrata in molte famiglie del posto e nei paesi limitrofi.

Un’altra curiosità riguarda il 2 Novembre, una festa che i più giovani conoscono come Halloween ma che in Italia rientra nelle antiche tradizioni popolari come il “Giorno dei morti”. Nel periodo che va dal 31 ottobre al 4 novembre, in Campania si usa preparare il “torrone dei morti”, che è diverso soprattutto nella consistenza, dal torrone classico duro e caramellato.

I dolci dei morti simboleggiano i doni che i defunti portano dal cielo e allo stesso tempo un’offerta che i vivi donano a queste anime per il loro viaggio. Viene visto come un modo per esorcizzare e addolcire la paura dell’ignoto e della morte.

Il torrone dei morti è morbido e soprattutto a base di cioccolato. Alcuni chiamano questi piccoli torroni “morticielli”, probabilmente perché la loro forma ricorda quella di una cassa da morto, ma vengono anche chiamati “muolli” parola che ne ricorda la consistenza.

La ricetta classica del torrone dei morti è la seguente:

Ingredienti per un torrone:

100 g di cioccolato fondente per la copertura
250 g di cioccolato bianco
250 g di crema di nocciole spalmabile
150 g di nocciole intere pelate
Preparazione:

Sciogliete a bagnomaria il cioccolato fondente e versatelo nello stampo che utilizzerete per il torrone. Spennellate le pareti con abbondante cioccolato fuso e riponete lo stampo in freezer per 10 minuti. Ripetete questa operazione fino ad esaurimento del cioccolato per rafforzare la copertura. Sciogliete il cioccolato bianco a bagnomaria, e unite la crema di nocciole e le nocciole. Amalgamate bene e versate tutto il composto nello stampo. Fate raffreddare in frigo per qualche ora. Staccate delicatamente il torrone dallo stampo e capovolgetelo su un piatto; infine, tagliate a fette e servite.

Ora non vi resta che dilettarvi in cucina scegliendo tra la versione originale del torrone o approfittare del periodo e preparare il tradizionale “torrone dei morti”.

“Mancini” High School: A successful story

Some days ago, 20 students of the Mancini High School in Avellino presented their results concerning the collaboration with Hetor Project.

This has been a great opportunity for students to discover the Open Data world through the recovery of the historical and collective memory about their local Cultural Heritage.

All the activities have been realized using the social platform SPOD. In this way, students had also the opportunity to acquire new skills managing data in tabular format and creating visualizations from datasets.

 

 

The students co-created four datasets, divided in small groups:

  • Central Political Registry for the province of Avellino;
  • Trademarks of Industry, Trade and Crafts in the province of Avellino;
  • Irpinia Museum, section “Mefite”;
  • Irpinia Museum, section “Epigraphs.

They also presented their articles published on the Hetor website, in which they analysed data collected in a preliminary work phase.

The success of this experience can be demonstrated by the student’s conclusions:

“We achieved the goal of the Hetor project, which is also ours: transform a series of data without a precise meaning in a story to be told, that can be shared and understandable by everybody, in order to promote our local resources. This is the right way to connect technologies with the Cultural Heritage”

 

Furthermore, at the event, the school hosted Dott.ssa Elena Gaudio, a high official from the Ministry of Education, Prof.ssa Clementina Cantillo, from the University of Salerno and dott. Felice Russillo Board of Directors of DATABENC, who have actively participated during the day, praising the students’ works.

Grande successo alla presentazione del Liceo Mancini di Avellino

Oggi pomeriggio, nell’Aula Magna del liceo P. S. Mancini di Avellino sono stati presentati i progetti degli studenti della classe V F, impegnati nelle attività di alternanza scuola – lavoro in collaborazione con il progetto Hetor.

I ragazzi si sono occupati della realizzazione di dataset Open sulle risorse culturali di Avellino e del territorio dell’Irpinia.

I progetti dei 20 studenti coinvolti sono:

  • Il “Casellario Politico Centrale per la provincia di Avellino”  è stato realizzato dal gruppo di studenti: Francesco Adinolfi, Cosimo Ciardiello,  Alessandro Maria, Gabriele Grasso, Davide Iannaccone, Francesco Porfido, Francesco Capobianco, Manuela Sarnese, Alessandro Iandolo, Fernand Abbe;
  • I “Marchi di fabbrica della provincia di Avellino” è stato realizzato dal gruppo di studenti: Carmine Gloriante, Benedetta D’Amelio, Irene Petrillo, Martina Cuciniello, Miriam De Blasi, Andrea Giorgi. Gennaro Fratta,   Marco Rinaldi, Nicola Preziosi, Nicola Petkovic;
  • Il “Museo Irpino (Sezione “Mefite” ed “Epigrafi”)” è stato realizzato dagli tutti gli studenti della classe V F.

Il primo progetto, partendo dai dati raccolti dall’Archivio Centrale dello Stato nella sezione Casellario Politico Centrale, si è proposto di arricchire e implementare le informazioni in esso contenute, al fine di creare un profilo di più ampio spessore degli osservati politici della provincia di Avellino durante il Regno D’Italia e, in particolare, durante il Regime Fascista. Ciò ha permesso ai ragazzi di approfondire lo studio di questo periodo, di grande importanza per la comprensione della cultura e della storia moderna.

 

 

Il secondo progetto, si è concentrato sullo studio dell’archeologia industriale, ponendo particolare attenzione alle industrie presenti sul territorio irpino, analizzandone, nello specifico, i singoli marchi di fabbrica. L’intento era quello di fornire alle nuove generazioni una visione della città di Avellino evidenziandone il passato industriale, analizzando il paesaggio urbano dalla fine dell’ottocento in poi, al fine di ricostruire l’identità culturale del paese.

 

 

Infine, l’ultimo progetto, partendo da un lavoro pregresso dei ragazzi, svoltosi sempre nell’ambito del progetto di Alternanza scuola – lavoro negli anni precedenti,  si è concentrato sulla costruzione di due dataset, contenenti le informazioni raccolte studiando i reperti del Museo Provinciale Irpino e in particolare della sezione dedicata alla dea Mefite e alla Epigrafi. I ragazzi avevano come obiettivo la creazione di un dataset Open del “Museo Irpino”, implementando i dati già catalogati e soprattutto rendendoli accessibili a chiunque.

 

 

I ragazzi hanno inoltre presentato gli articoli pubblicati sul blog di Hetor e sul sito del loro stesso liceo, in cui hanno analizzato e interpretato i dati raccolti nella fase preliminare del lavoro.

In conclusione, gli studenti hanno sottolineato quanto questa esperienza sia stata importante e soprattutto quanto l’impegno profuso sia stato proficuo, terminando l’incontro con queste parole:

“Abbiamo in questo modo realizzato il fine ultimo di Hetor, condiviso e perseguito anche da noi: trasformare una serie di dati priva di un significato ben preciso in una storia da raccontare, condivisibile sulla rete e fruibile da chiunque al fine della valorizzazione dei beni culturali. Ecco quindi come avviene concretamente la coesione tra tecnologia e patrimonio culturale”.

Durante l’evento sono intervenuti il Dirigente Scolastico Nicolina Silvana Agnes, la Dott.ssa Elena Gaudio (referente MIUR), la Prof.ssa Clementina Cantillo (referente del DISPAC), il Prof. Sergio Picone (referente ASL Liceo Mancini), il Dott. Felice Russillo (Consigliere Di Amministrazione del Consorzio DATABENC), elogiando il lavoro degli studenti e ammirandone la voglia e la passione profusa nel recuperare la memoria e le tradizioni del territorio.

Inoltre, ogni gruppo è stato introdotto dal proprio referente, tra cui il gruppo di Hetor presentato dal Prof. Vittorio Scarano.

 

Gli ospiti intervenuti all’evento

 

Gruppo 1
Gruppo 2
Gruppo 3
Gruppo 4

 

Autunno in Campania: 5 castagne da non perdere

L’autunno è ormai giunto e con lui sono arrivati tanti prodotti tipici di questa stagione.

In Campania, ci sono più di 40 prodotti della tradizione autunnale che deliziano il nostro palato e ci riscaldano durante i primi freddi.

 

Tra questi, si contano ben 15 tipi diversi di castagna, una bontà presente in tutta la regione.

 

 

In un articolo precedente vi avevamo già parlato della famosa castagna di Montella e del marrone di Roccadaspide, entrambi IGP, e in un altro articolo sulla Costiera Amalfitana vi abbiamo raccontato del gustoso marrone di Scala.

Oggi, il nostro post sarà dedicato a 5 prodotti, proponendovi una castagna per provincia!

Caserta: castagna Ufarella o Vofarella

La castagna detta Ufarella o Vofarella si trova nell’area dei monti Trebulani, nei comuni di Pontelatone, Formicola, Liberi, Roccaromana, e in particolare nell’area denominata “Campole”.

Secondo alcune fonti, questa varietà di castagna potrebbe essere una delle tipologie pregiate che Plinio il Giovane indica, con il nome di Tereiana, in uno dei suoi scritti .

All’esterno si presenta con una buccia lucida marroncina e con evidenti striature più chiare, e la forma è tipicamente piatta su un lato e convessa sull’altro. All’interno, il sapore è dolce, anche da cruda, e si presta molto bene alla preparazione di dolci e farinate.

Tuttavia, oltre che per prodotti di pasticceria, viene anche utilizzata per minestre, con fagioli e porcini, e per condire le tagliatelle. Un piatto tipico locale è costituito dalla zuppa di “allesse” che prende questo nome dalle foglie di alloro con cui vengono lessate le castagne.

Napoli: castagna del Monte Faito

La Castagna del Monte Faito, conosciuta anche con il nome di castagna di Cepparico o marroncino del Faito, costituisce una produzione tipica di tutta la zona del Monte Faito e comprende la parte alta dei comuni di Castellammare, Pimonte e Lettere.

All’esterno, il riccio è di grandi dimensioni e di colore chiaro. All’interno sono presenti due/tre frutti marroni tendenti al rossiccio, con striature evidenti, ripieni di una polpa bianca dal sapore dolce.

Le castagne del Monte Faito, oltre ad essere consumate fresche, rappresentano un ingrediente essenziale di numerose ricette della pasticceria tradizionale locale.

Benevento: castagna jonna di Civitella Licinio

Questa tipologia si trova tipicamente nella frazione di Civitella Licinio, nel comune di Cusano Mutri.

La castagna jonna deve questo nome alle sue peculiarità: all’esterno presenta una buccia di colore marrone chiaro con striature poco evidenti e da qui il termine “jonna” che in dialetto significa “bionda”, di colore giallo.

In passato, queste castagne venivano conservate all’interno dei ricci stessi, in apposite fosse realizzate nei castagneti, che prendevano il nome di “ricciaie”, e poi ricoperte con strati di felci e di terreno. Questo procedimento permetteva di conservare le castagne per molti mesi.

Una delle principali caratteristiche della castagna jonna è la facilità con cui il frutto viene pelato e proprio per questo viene largamente utilizzato per la produzione dei gustosi marrons glacés.

Salerno: castagna di Acerno

Nel comune di Acerno e nei territori circostanti, in particolare nei comuni di Montecorvino Rovella e Campagna, viene prodotta una tipologia di castagna che localmente viene chiamata “nzerta” o “enzerta”, ma più diffusamente è conosciuta come “castagna di Acerno“.

In queste zone vi è la presenza massiccia di alberi di castagno secolari. Infatti, l’area interessata dalla coltivazione di castagno è molto vasta, contando circa 1000 ettari.

All’esterno, il guscio è di colore marrone brillante con la presenza di striature più scure. Il riccio contiene, generalmente, due castagne dalla polpa di colore bianco, croccante e soda. Il sapore è dolce.

La castagna di Acerno è molto apprezzata perché, oltre alle sue eccellenti caratteristiche organolettiche, si conserva facilmente senza deteriorarsi. Infatti, i suoi frutti sono commercializzati freschi per tutto l’inverno.

Avellino: castagna di Trevico

Questa tipologia di castagna si trova tipicamente nella zona del comune di Trevico, in cui vi sono interi boschi dominati dalla presenza di castagni.

All’esterno, si presenta di forma tondeggiante, piatta o emisferica a seconda della posizione assunta all’interno del riccio, e il colore è marrone lucente. All’interno, la pasta è di colore bianco.

La caratteristica peculiare della castagna di Trevico è il bassissimo contenuto di sodio, che la rende molto apprezzata da tutti coloro che non possono assumere tale elemento in dosi eccessive.

Dal punto di vista organolettico, il sapore è quello tipico del frutto e proprio per questo si adatta a qualsiasi preparazione: lessata, arrostita, utilizzata come farina per la preparazione di dolci, o come primo piatto insieme alla pasta e ai fagioli.

Dopo averli conosciuti, se volete andare personalmente alla ricerca di questi frutti prelibati, ecco la mappa che vi mostra dove trovarli!

La castagna in passato ha rappresentato l’alimento essenziale per il sostentamento della popolazione e proprio per questo è stato spesso definito il “pane dei poveri”, poiché era l’unico alimento a disposizione di interi nuclei familiari. Nelle case di molti contadini era facile reperire anche oggetti realizzati con le castagne che potevano essere conservati fino al periodo natalizio.

Forse è proprio per questo, o per la grande varietà e presenza delle castagne, che in Campania, oltre al frutto consumato in vari modi, si trovano molti prodotti tipici preparati con le castagne, come liquori, torrone e miele.

 

Per gustare tutte le varie tipologie di castagna, ecco alcune delle feste che si terranno durante il mese di ottobre:

42 Sagra della castagna di Serino 14/15 ottobre

31 Sagra della castagna Ufarella 14/15 – 21/22 ottobre

33 Sagra della castagna Civitella Licinio 20/22 ottobre

Per essere sempre aggiornati sugli eventi relativi alle castagne e altri prodotti autunnali, seguiteci sulla nostra pagina Facebook 

 

 

 

 

 

Hetor e alternanza scuola-lavoro: un’accoppiata vincente!

Un suono inconfondibile riecheggia in lontananza… Driiiin!!! La campanella: è iniziata la scuola!

Per dare il bentornato ai ragazzi, Hetor ha deciso di presentare tutte le attività e i risultati che gli studenti hanno raggiunto alla fine dello scorso anno scolastico. In particolare, hanno collaborato con noi 4 scuole campane, situate nelle province di Avellino, Caserta e Salerno, coinvolgendo in totale circa 100 alunni.

 

I progetti realizzati dagli studenti hanno avuto come obiettivo principale la valorizzazione e promozione del proprio territorio attraverso l’utilizzo degli Open Data.

Nei primi incontri tenutisi presso l’ateneo di Salerno, i ragazzi hanno appreso il concetto di Open Data e le molteplici funzionalità della piattaforma sociale SPOD, strumento che hanno utilizzato nelle attività successive per raccogliere e co-creare i dati.

Oltre ai dataset, alla fine del progetto i ragazzi hanno realizzato degli articoli corredati da datalet e pubblicati sul blog di Hetor. Inoltre, in una sezione dedicata, è stata creata una pagina per ciascuna scuola in cui sono presenti tutti i lavori svolti durante il percorso di Alternanza scuola-lavoro.

Liceo Gian Battista Vico, Nocera Inferiore (SA)

I 9 studenti dei licei Classico e Linguistico G. B. Vico hanno collaborato con Hetor divisi in 3 gruppi di lavoro. Alla fine delle ore previste, i ragazzi hanno realizzato 3 dataset: Museo Open, Itinerari Culturali e Fabbriche dismesse.

Essi sono stati concepiti dai ragazzi allo scopo di valorizzare la propria città e il proprio territorio. Durante le attività gli alunni hanno anche scattato personalmente le foto inserite nei dataset, ulteriore momento di apprendimento pratico e interattivo.

Ecco una delle datalet realizzata dai ragazzi con i dati raccolti:

 

L’esperienza con gli studenti si è rivelata estremamente positiva, come dimostra uno dei commenti dei partecipanti alla fine del percorso di Alternanza scuola-lavoro:

La mia esperienza di alternanza scuola lavoro è stata, per diverse ragioni, davvero molto positiva ed interessante. Ho potuto valorizzare gli oggetti presenti nelle vetrine del liceo G.B. Vico, ormai dimenticati da molti. Ho imparato a creare inventari, prima cartacei e poi in formato digitale, attraverso la creazione di dataset. Ho conosciuto nuove piattaforme come, ad esempio, SPOD. Spero di continuare con questo percorso di alternanza per poter maggiormente valorizzare, non solo a livello regionale ma anche internazionale, i beni che custodiamo all’interno del liceo, utilizzando SPOD e Hetor come mezzo di diffusione.

Maria Nunzia Sciacca, Liceo Linguistico G.B. Vico classe 3EL

Liceo Armando Diaz, San Nicola La Strada (CE)

Il Liceo A. Diaz ha visto la collaborazione di 27 studenti che hanno lavorato divisi in 4 gruppi, ognuno dei quali ha realizzato un dataset: Museo Open della civiltà contadina di San Nicola La Strada, Risorse e Beni culturali minori, Stradario Ragionato di San Nicola la Strada, Casellario Politico per la provincia di Caserta.

Oltre ai dati raccolti sulla piattaforma, i ragazzi hanno realizzato le foto delle risorse locali al fine di valorizzare maggiormente il proprio territorio. Inoltre, gli studenti hanno creato numerose datalet, anche di una certa complessità, dimostrando il loro interesse nelle attività svolte. Ecco un esempio:

 

Liceo Pasquale Stanislao Mancini, Avellino (AV)

I 20 studenti  del Liceo A. Mancini hanno collaborato al progetto Hetor realizzando 4 dataset: Casellario Politico per la provincia di Avellino, Marchi di Fabbrica nella provincia di Avellino, Museo Irpino “Mefite”, Museo Irpino “Epigrafi”.

I ragazzi hanno svolto un eccellente lavoro di analisi dei dati, realizzando degli articoli molto dettagliati, arrivando a ricostruire delle vere e proprie storie sui dati corredati dalle datalet.

 

 

Istituto Angelo Maria Maffucci, Calitri (AV)

I 39 studenti del Maffucci si stanno concentrando su varie risorse del territorio di Calitri e zone limitrofe: chiese e luoghi artistici, storia locale di Bisaccia, casali, arti e mestieri del Museo di Aquilonia, usi e costumi locali e le aziende agricole. I dataset non sono stati ancora pubblicati poiché le attività sono ancora in corso. Ma non temete, presto saranno disponibili.

Intanto, vi mostriamo in anteprima una datalet che riguarda uno dei dataset che gli studenti stanno ultimando:

 

Una serie di attività concluse, alcune in corso ed altre stanno per cominciare: una proficua collaborazione con gli studenti campani volta alla valorizzazione del territorio.

 

Il team di Hetor ringrazia i ragazzi per l’impegno dimostrato augurandogli un buon inizio di anno scolastico!

 

50 Top Pizza 2017: le migliori pizzerie d’Italia

Vi avevamo già raccontato la storia della pizza e le sue origini in un precedente articolo.

Oggi, invece, vi diciamo dove trovare le 50 migliori pizzerie di tutta Italia, secondo una classifica divulgata a Castel dell’ Ovo in occasione della presentazione della guida online “50 Top Pizza”, a cura di Luciano Pignataro, Barbara Guerra e Albert Sapere.

Una classifica stilata con “cento ispettori che in forma anonima hanno valutato la qualità del cibo, la carta dei vini e delle birre, la ricerca in cucina e la piacevolezza dello spazio”.

 

 

Il team di Hetor, al fine di completare il lavoro sui prodotti tipici campani e i relativi produttori, è partito da questa classifica ampliandola e arricchendola di informazioni aggiuntive, come la geolocalizzazione e il sito internet di ogni locale, per avere un quadro completo e open delle pizzerie migliori d’Italia.

Come si può osservare dalla datalet, la maggior parte delle pizzerie della top 50 si trovano in Campania, precisamente a Napoli e Caserta.

 

In realtà, si può gustare la ‘vera pizza napoletana’ anche nelle altre regioni d’Italia, a patto che vengano rispettati gli standard qualitativi richiesti dal marchio della pizza S.T.G.

 

In occasione della presentazione della guida “50 Top Pizza”, sono stati assegnati 15 ulteriori riconoscimenti, tra cui “miglior comunicazione web“, “valorizzazione del Made in Italy“, “miglior carta dei vini/birre” e il tanto ambito premio per la “pizza dell’anno“.

 

 

Sebbene la maggior parte dei locali siano prevalentemente ristoranti e pizzerie, in molti altri è possibile gustare anche altri piatti, bevande e specialità culinarie.

 

 

Adesso vi sveliamo in anteprima le prime tre classificate: un podio tutto campano!!!

 

  1. Pepe in grani a Caiazzo (CE);
  2. Gino Sorbillo ai Tribunali a Napoli;
  3. Francesco & Salvatore Salvo a San Giorgio a Cremano (NA).

Ora che ne sapete un po’ di più sui locali presenti in tutta Italia in cui poter gustare la vera pizza napoletana, non vi resta che partire per un gustoso tour estivo!

 

Enoturismo in Campania: i 5 vini rosati da assaggiare assolutamente!

Rinomata per la qualità e la bontà dei suoi prodotti di gastronomia, la Campania può contare su una incredibile varietà di vini che la rende una meta prediletta per gli appassionati di enoturismo.

In due precedenti articoli vi abbiamo già parlato dei 5 migliori vini rossi e bianchi, con i nostri consigli sugli abbinamenti più gustosi da fare, assaporando a pieno i prodotti tipici del territorio.

Non resta che parlarvi dei 5 rosati più rinomati della regione e delle loro peculiarità.

 

Vesuvio DOC: un vino vulcanico

Il Vesuvio DOC è un vino da pasto prodotto nelle tipologie Bianco, Rosso e Rosato ed è stato riconosciuto DOC nel 1983.

Le uve destinate alla produzione dei vini DOC Vesuvio devono provenire dalla zona di produzione che comprende tutto il territorio amministrativo dei comuni di: Boscotrecase, Trecase, San Sebastiano al Vesuvio, e parte del territorio amministrativo dei comuni di: Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Boscoreale, Torre Annunziata, Torre del Greco, Ercolano, Portici, Cercola, Pollena – Trocchia, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, tutti in provincia di Napoli.

Nella versione Rosato, il Vesuvio ha un colore che varia dal rosato più o meno intenso; l’odore è gradevolmente fruttato e il sapore è asciutto e armonico. All’atto dell’immissione al consumo occorre rispettare i parametri minimi di 10,50% vol.

Il Vesuvio Rosato si accompagna molto bene ai polipetti alla Luciana con sugo di pomodorini del Vesuvio, alla pizza Margherita, e alle minestre di legumi e patate del territorio, come la patata fresca campana, il pisello cornetto, i fagioli di Villaricca e i fagioli a formella.

 

 

Irpinia: un ottimo DOC tra i DOCG

La provincia di Avellino, accanto ai pregiati DOCG, possiede anche la denominazione Irpinia DOC, istituita con decreto ministeriale il 13 settembre del 2005.

Essa comprende 19 tipologie di vini e autorizza la produzione di vini bianchi, rossi e rosati, anche in tipologia passito, nell’intera provincia di Avellino con la specificazione anche della sottozona Campi Taurasini, che può essere prodotta nei territori comunali di Taurasi, Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella, Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemiletto, Paternopoli, Pietradefusi, Sant’Angelo all’Esca San Mango sul Calore, Torre le Nocelle, Venticano, Gesualdo, Villamaina, Torella dei Lombardi, Grottaminarda, Melito Irpino, Nusco, Chiusano San Domenico tutti in provincia di Avellino.

Nella versione Rosato, l’Irpinia ha un colore rosa piu’ o meno intenso; l’odore è floreale e fruttato e il sapore è secco e morbido. All’atto dell’immissione al consumo occorre rispettare i parametri minimi di 11,00% vol.

L’Irpinia Rosato può essere accompagnato ai salumi del territorio quali: la soppressata Irpina, il prosciutto Irpino, il prosciutto di Venticano, che ha un sapore più delicato e meno salato, e il fiocco di prosciutto. Inoltre, si abbina molto bene anche ai formaggi locali poco stagionati, come: il caciocavallo irpino di grotta poco stagionato, il caciocchiato poco stagionato, la Juncata e la manteca.

 

 

Campania IGT: il vino della regione

La Indicazione Geografica Tipica Campania, riconosciuta nel 2004, comprende 14 tipologie ed e’ riservata ai vini bianchi, anche nelle tipologie frizzante e passito, rossi e rosati, anche nelle tipologie frizzante, passito, novello e liquoroso.

La zona di produzione delle uve per l’ottenimento dei mosti e dei vini atti ad essere designati con la indicazione geografica tipica Campania comprende l’intero territorio amministrativo della regione.

Nella versione Rosato, il Campania IGT si presenta di un colore rosa più o meno intenso; l’odore è floreale e caratteristico; il sapore risulta secco, equilibrato, a volte amabile. All’atto dell’immissione al consumo occorre rispettare i parametri minimi di 11,50% vol.

Il Campania Rosato si abbina molto bene ad alcuni prodotti regionali, tra cui: il salame Napoli; i carciofi fritti, scegliendo tra le varie tipologie presenti nella regione, ad esempio il carciofo di Montoro, il carciofo di Pietralcina, il carciofo pignatella, il carciofo capuanella; il cardone, un ortaggio simile al carciofo; le alici di menaica e le Cozze del golfo di Napoli e del litorale flegreo.

 

 

Beneventano o Benevento IGT: tutta l’anima del Sannio in un unico vino

La denominazione Beneventano IGT comprende ben 41 tipologie di vino ed ha ottenuto il suo riconoscimento nel 1995.

La zona di produzione delle uve per l’ottenimento dei mosti e dei vini atti ad essere designati con la indicazione geografica tipica «Benevento» o «Beneventano» comprende l’intero territorio amministrativo della provincia di Benevento.

Nella versione Rosato, il Beneventano IGT si presenta con un colore rosa più o meno intenso; l’odore è fruttato e floreale; il sapore secco o abboccato ed equilibrato. All’atto dell’immissione al consumo occorre rispettare i parametri minimi di 10,50% vol.

Il Beneventano Rosato si accompagna piacevolmente agli antipasti e noi, sempre nell’ottica di esaltare ogni singola area territoriale, vi proponiamo le prelibatezze beneventane che meglio si abbinano a questo vino: soppressata del Sannio, prosciutto di Pietraroja, prigiotto; formaggio morbido del Matese, scamosciata. Queste bontà possono essere accompagnate da numerosi prodotti rustici tradizionali, tra cui il ciaolone, i vanti, i taralli di San Lorenzello, lo struppolo e la ‘nfrennula.

 

 

Terre del Volturno: l’IGT che unisce due province

La denominazione vinicola Terre del Volturno ha ottenuto la certificazione IGT nel 1995 ed è riservata ai seguenti vini: bianco, bianco amabile, bianco frizzante, bianco passito, rosso, rosso amabile, rosso frizzante, rosso passito, rosso novello, rosato , rosato amabile , rosato frizzante.

La zona di produzione delle uve per l’ottenimento dei mosti e dei vini atti ad essere designati con la IGT Terre del Volturno comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni di: Capriati al Volturno, Gallo, Fontegreca , Ciorlano, Prata Sannita, Letino, Valle Agricola, S. Gregorio Matese, Pratella, Ailano, Raviscanina, S. Angelo Alife , Piedimonte Matese, Castello Matese, San Potito Sannitico, Baia Latina, Alife, Gioia Sannitica, Dragoni, Alvignano, Liberi, Ruviano, Caiazzo, Castel Campagnano, Piana di Monteverna, Castel di Sasso, Pontelatone, Formicola, Giano Vetusto, Pignataro Maggiore, Pastorano, Castel Morrone, Vitulazio, Bellona, Camigliano, Capua, Grazzanise, Santa Maria la Fossa, Cancello Arnone, Castelvolturno, Villa Literno, San Tammaro, Santa Maria Capua Vetere, Macerata Campania, Casapulla, San Prisco, Casagiove, Portico di Caserta, Recale, S. Nicola la Strada, Capodrise, Marcianise, Caserta, Maddaloni, Valle di Maddaloni, Cervino, Santa Maria a Vico, Arienzo, S. Felice a Cancello, Curti, Casal di Principe, S. Cipriano d’Aversa, Villa di Briano, Frignano, Casaluce, Teverola, Carinaro, Gricignano di Aversa, Succivo, Orta di Atella, S. Marcellino, Trentola Ducenta Parete, Lusciano , Aversa, Cesa, S. Arpino, Casapesenna, S. Marco Evangelista in provincia di Caserta e l’intero territorio amministrativo dei comuni di: Giugliano, Qualiano, Sant’Antimo, in provincia di Napoli.

Nella versione Rosato, il Terre del Volturno IGT si presenta dal colore rosa più o meno intenso; il sapore è delicato, fruttato e caratteristico; l’odore è secco, fresco e armonico. All’atto dell’immissione al consumo occorre rispettare i parametri minimi di 11,00% vol.

Per gustare pienamente il Terre del Volturno Rosato non si può che accompagnarlo con i prodotti tradizionali del luogo. Vi consigliamo un tagliere con il prosciutto di Rocchetta e una serie di formaggi locali, quali il caprino conciato del Monte Maggiore, la stracciata del Matese e il marzolino di Teano insieme alle noci di Sorrento e alla nocciola riccia di Talanico.

 

Ora che vi abbiamo presentato i migliori Rosati della Campania e i più gustosi abbinamenti con i prodotti tipici, non vi resta che partire per un tour enogastronomico della regione!

Un bicchiere di vino al giorno toglie lo stress di torno! Provare per credere.

Baia di Ieranto: alla scoperta della natura incontaminata

Tra le acque cristalline dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella, posto dinanzi ai Faraglioni dell’isola di Capri, si trova un luogo immerso nella natura incontaminata che ha ispirato numerose leggende: la Baia di Ieranto.

 

 

Nel 1986 l’intera area è stata donata al FAI dall’azienda Italsider. La zona si estende nell’entroterra per circa 49 ettari e copre circa 5 km di costa. Si possono distinguere due aree: quella rocciosa scoscesa che termina con Punta Campanella, e quella del promontorio che si estende da Montalto fino a Punta Penna, sul mare aperto.

L’origine del nome della Baia di Ieranto o Jeranto si fa risalire a due ipotesi: secondo la prima, il termine deriva dalla parola greca ‘ierax’, che significa falco, una specie tuttora presente in quest’area; la seconda ipotesi fa derivare la parola dal termine greco ‘ieros’, che significa sacro, indicando la Baia come sede del Santuario delle sirene.

Infatti, secondo la leggenda, tra le acque cristalline della Baia di Ieranto si nascondono le sirene che hanno incantato Ulisse durante il viaggio di ritorno verso Itaca. È lo scrittore romano del I secolo d.C. Plinio il Vecchio che indica la Baia come probabile dimora delle sirene e luogo in cui esse incontrarono Ulisse. Secondo la tradizione, queste figure mitologiche abitarono gli isolotti denominati “Li Galli”, da cui si gettarono in mare disperate per non essere riuscite ad attrarre Ulisse.

 

 

 

Secondo gli storici, l’area è stata abitata fin dalle ultime fasi del Paleolitico. La presenza romana nella zona è testimoniata dai numerosi resti murari ritrovati, risalenti all’età imperiale (27 a.C. – 476 d.C.). Secondo lo storico Strabone (I secolo), in questo luogo furono costruiti due templi, uno dedicato alle Sirene e uno, voluto da Ulisse, dedicato ad Atena.

Gli scavi hanno portato alla luce una serie di ritrovamenti: due fornaci che servivano per la produzione della calce, i resti di una costruzione del II secolo nei pressi di Punta Capitello e molte ceramiche da cucina risalenti al I e II secolo.

Nel corso dei secoli il territorio ha subito varie modifiche apportate dall’uomo. Le tracce di architettura rurale testimoniano la vocazione agricola del territorio, con la presenza di numerosi terrazzamenti per la coltivazione dell’ulivo. Ancora oggi, infatti, è possibile ammirare le antiche macchine utilizzate per la spremitura delle olive, presenti in una grande fattoria conservata nella Baia.

A partire dall’inizio del XX secolo si sviluppa l’attività estrattiva e nel 1918 la Cava di Ieranto viene acquistata dall’Ilva, una società di produzione e trasformazione dell’acciaio, che realizza un complesso impianto produttivo per l’estrazione della pietra calcarea. Nel 1954 l’impianto viene dismesso e per anni resta abbandonato fino al 1986, quando l’azienda decide di donare al FAI l’intera area.

 

 

Oltre alle sirene, esistono altre storie legate alla Baia di Ieranto, tra cui la leggenda che riguarda l’origine del nome di Punta Campanella. La storia narra di una banda di pirati che, durante il saccheggio alla Chiesa di Sant’Antonio Abate, nella penisola Sorrentina, presero una campana di bronzo. Giunti a Punta Campanella, una delle navi pirata fu bloccata da una forza misteriosa. Nel tentativo di scappare, i pirati iniziarono a gettare il bottino in mare ma solo quando fu gettata anche la campana si levò un vento fortissimo che consentì ai pirati di ripartire. Alcuni sostengono che ancora oggi è possibile sentire il rintocco di questa campana sott’acqua, il giorno della festa del Santo.

La Baia non è solo un luogo di leggende ma anche di particolari fenomeni naturali. Infatti, La Grotta Salara, detta anche delle Sirene o della Campanella, presenta uno scoglio al suo ingresso. Accostandosi ad esso, ad ogni onda è possibile sentire il suono di un lieve respiro. Il fenomeno è probabilmente dovuto ad una serie di cavità comunicanti fra loro, che consentono all’aria di passare ed evolversi in questa musica.

Oggi, venerdì 30 giugno, e domani, sabato 1 luglio, sono gli ultimi due giorni per poter approfittare dell’apertura serale straordinaria della Baia, un evento organizzato dal FAI per la promozione di alcuni importanti siti nazionali. Durante l’evento sarà possibile fare delle escursioni in barca e praticare alcune attività come lo snorkeling. Tutto il programma delle Sere FAI d’estate è consultabile sul sito ufficiale dell’evento.